
Con la fine dell’anno giunge alla conclusione anche il nostro viaggio in giro per il mondo alla scoperta delle musiche popolari.
In questa ottava ed ultima puntata ci occupiamo dell’Oceania, continente costituito da un enorme complesso di isole che per comodità di trattazione distingueremo in 3 aree geografiche principali: l’Australia, la Melanesia e la Polinesia.
L’Australia è una zona assai eterogenea che a partire dall’800 ha visto l’immigrazione dei più disparati gruppi etnici con una prevalenza della popolazione di origine anglo europea. Oggi la popolazione aborigena si è per gran parte assimilata allo stile di vita occidentale ma vi sono ancora alcune eccezioni che ci permettono di risalire ai tratti salienti delle tradizioni indigene.
Nella cultura aborigena, le caratteristiche principali sono trasmesse attraverso i canti con l’accompagnamento di strumenti quali i bastoni a percussione e il dijeridoo. Ricavato dai rami di eucalipto e dotato di un’estesa gamma di timbri, quest’ultimo è un po’ lo strumento simbolo della tradizione musicale di questa regione.
Ben altro tipo di tradizioni si riscontrano in Melanesia. Si tratta di un vasto gruppo di isole del Pacifico meridionale che comprende tra l’altro la grande isola che si divide in Nuova Guinea occidentale (che appartiene all’Indonesia) e Papua Nuova Guinea sul versante orientale.
Elemento comune in tutta la zona è il fatto che ogni danza ed evento musicale viene organizzato solamente se vi è una precisa ragione. La musica è quindi indissolubilmente legata alla funzione (canto di guarigione, di lavoro, funerario, ecc.) a cui si riferisce. Tra gli strumenti si segnalano i grandi tamburi a fessura, diversi tipi di flauti ed il rombo (una tavoletta di legno legata ad una cordicella che emette un ronzio cupo).
Più a est troviamo le numerose e relativamente piccole isole della Polinesia (Hawaii, Samoa, Tonga, Tuvalu) mentre verso nord-ovest si situano le isole della Micronesia. Sostanzialmente in queste regioni musica e danza sono vissute più come appendici della poesia che come attività autonome.
Così troviamo una gran quantità di canti salmodiati con profili melodici che hanno lo scopo principale di dare risalto al significato magico dei versi e che a noi occidentali potrebbero apparire limitati. Sul versante strumentale troviamo sonagli di zucca (uli uli), castagnette (ili ili), tamburi cilindrici (pahu) e diverse trombe di conchiglia.
Degno di nota è infine il modo con cui la popolazione hawaiana ha assorbito e reinterpretato l’influenza esercitata dai missionari europei nel corso dell’800 e oltre. La chitarra hawaiana (creata sul modello della bragha portoghese) porta a maturazione un interessante e fertile compromesso, con una sbarretta metallica che scorre sulle corde allo scopo di produrre quel suono glissato che sta alla base della tradizione canora del paese.
Queste sonorità autoctone sono poi rifluite come un’onda in piena esercitando grande influenza sull’attuale popular music.
Per ora, il nostro viaggio ‘geomusicalpopolare’ si conclude qui. Abbiamo gettato un fugace ed umile sguardo verso una serie di culture e di tradizioni millenarie le quali continuano a confluire in quell’incessante e smisurato corso chiamato storia dell’umanità.
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