I 2 volti di Layla

November 28th, 2009

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Se fare una cover è ormai ordinaria routine, al contrario il saper fare una cover è arte rara (ho già trattato l’argomento di recente riguardo alle “Impressioni di Settembre“).

Ci vogliono visione chiara e sangue freddo. E questo vale anche (anzi a maggior ragione) per un autore che rifà un suo pezzo.

E’ il caso di Eric Clapton e della sua “Layla“.

Siamo nel 1970 e il chitarrista inglese mette insieme un supergruppo di cui fanno parte il batterista Jim Gordon, il bassista Carl Radle, il tastierista Bobby Whitlock e ospite d’onore Duane Allman, altro fenomenale artista della sei corde.

Si chiamano Derek & the Dominos e pubblicano uno splendido album che rimarrà il loro unico lavoro di studio: “Layla and other assorted love songs”.

“Layla” è la punta di diamante del disco. E’ tutto memorabile: il feroce riff di chitarra, la voce tesa e disperata  e infine la lunga e tenera coda con il pianoforte che dirige l’armonia. Qui le chitarre elettriche di Clapton e Allman si fanno lievi e sognanti e richiamano naturalmente l’immagine di 2 uccelli in volo. Restano sospese in aria, si incrociano e disegnano morbide traiettorie. Insomma, un incanto puro!!!

E dopo l’incanto, il vero musicista solitamente si pone delle domande del tipo: a questo punto si può andare oltre? E se si, come?

Non è per nulla facile offrire una nuova versione di pezzi straordinari come questo. Lo dimostra la cover dell’hendrixiana “Little wing” su questo stesso album dove Clapton offre un sentito e notevolissimo omaggio al chitarrista di Seattle appena scomparso, ma che comunque impallidisce di fronte all’originale.

Con “Layla” le domande trovano risposta attraverso una strategia davvero semplice.

Non potendo mettersi sullo stesso piano dell’originale, Clapton cambia prospettiva e compie l’unica azione sostenibile. Attende con pazienza per anni. Poi, spoglia completamente il brano, lo suona in acustico e lo piazza nel suo “Unplugged” del ‘92.

[[Ovvero quando il buon senso si fa genio.]]

Un colpo da maestro perché ottiene almeno 4 vantaggi in una volta sola. Sottolinea l’essenza blues di “Layla”, esalta la sua voce delicata e melodica, destruttura il pezzo evitando di ripetersi e infine nobilita l’unplugged piazzando la classica ciliegina sulla torta.

Qui ecco una esibizione dal vivo con un ospite del calibro di Mark Knopfler.

I 2 volti di “Layla” dimostrano che l’arte di fare cover richiede prima di tutto la capacità di cambiare prospettiva. 2 versioni che non possono essere paragonate tra loro. Completamente diverse, meravigliosamente diverse. 

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Posted by Francesco Potestà

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