Incantesimi per voce e pianoforte

December 28th, 2009

pianoforte

Certe forme musicali e/o sonore sono profondamente radicate nella nostra memoria collettiva e individuale. Talmente radicate che possono facilmente farci perdere il senso dell’orientamento e della misura. Succede così che per certa musica ci si esalta esageratamente o al contrario ci si oppone a prescindere.

Sono molti i modelli di canzone a cui siamo assuefatti. Uno dei più classici è la sonata per voce e pianoforte che vanta antiche tradizioni soprattutto nella cultura occidentale. Se ne possono citare innumerevoli esempi più o meno riusciti, più o meno interessanti e si potrebbe andare avanti per ore … forse giorni.

Ma in certi casi la cura dell’armonia nell’intreccio tra voce e pianoforte è di qualità talmente elevata, che la composizione assume le meravigliose sembianze di un incantesimo. Di un qualcosa che ti conquista e ti porta in stato di contemplazione. Prova ad ascoltare questi 3 brani che solo a pensarci mi mettono i brividi.

Il primo è “River“, uno dei brani più dolci ed intensi di Joni Mitchell. Qui l’autrice canadese si getta completamente tra le braccia della sua musa ispiratrice confidandosi in un’autocritica piena di poesia e rievocando l’atmosfera natalizia. Il pianoforte introduce con la melodia di “Jingle Bells” e poi la fa riaffiorare velatamente per brevissimi istanti lungo tutto il pezzo. Nel frattempo, Joni ti rapisce con la sua voce sottile e una magistrale interpretazione piena di sfumature. Fino a farti entrare in contatto col divino quando deve passare ai toni acuti per cantare “I would teach my feet to fly“.

Il secondo brano è “Grapefruit moon“, testimonianza formidabile dell’esordio discografico di Tom Waits. I tratti caratteristici della sua musica sono tutti già ben delineati. L’incedere jazzato e lento, la voce inconfondibile che mostra i primi segni di raucedine, lo stile selvatico e indifferente alle ‘buone maniere’. Insomma, una delle più belle canzoni di uno che è maestro nelle composizioni per pianoforte. Tutto sublime, specie quel passaggio di 7 semitoni discendenti che fanno da ponte tra una frase e l’altra nella versione ‘Asylum years’.

L’ultima composizione che ti propongo è “Into my arms“, uno dei più bei capolavori di Nick Cave. Una ballata esaltata da uno splendido testo sospeso tra amore e misticismo. Splendida anche la voce baritonale e profonda del cantautore australiano che tiene fede al titolo e ti abbraccia letteralmente con quel modo tenuto di cantare. Ogni minimo particolare è funzionale all’insieme. Specie il breve crescendo fatto di note ripetute che portano al memorabile ritornello suonato all’unisono da voce e piano. O anche l’accompagnamento discreto del basso che dona ulteriore profondità.

Che si compia l’incantesimo! E’ davvero una sequenza di titoli da restare senza fiato. 3 autentiche perle da custodire nel cuore e conservare nella memoria.

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Posted by Francesco Potestà

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