
Il finale è sempre stato fondamentale! Anche gli esperti di psicologia ci ammoniscono al riguardo: in ogni attività (e specialmente nel sociale), terminare lasciando una buona impressione è importantissimo.
In musica questo principio è talmente palese che anche il più sprovveduto dei musicisti lo riconoscerebbe all’istante. Il finale diventa così il momento più delicato di una composizione e (vuoi per abitudine, vuoi per paura) per questo motivo si è restii a sperimentare, a lasciare briglia sciolta alle proprie intuizioni. E così, una volta messa al bando la fantasia, vi è la tendenza ad affidarsi alle arcinote soluzioni convenzionali.
Seppur con innumerevoli varianti, le 2 principali modalità con cui di solito termina una canzone sono la chiusura in dissolvenza e la chiusura sulla tonica. Ma è bene ricordare che non sono le sole!!!
Infatti ci sono tantissimi altri modi per concludere un brano ed è prerogativa dei grandi musicisti trovare un finale che sia sorprendente, innovativo e al tempo stesso adeguato al contesto. In breve di suonare una conclusione memorabile che una volta tanto faccia esclamare a noi inermi ascoltatori “EUREKA!!!”.
Un ottimo modo per concludere un brano può essere quello di creargli una cornice come nel caso della Jimi Hendrix Experience. In questo senso è esemplare”Castles made of sand“, un meraviglioso microcosmo che Jimi riesce a tratteggiare in meno di 3 minuti. Le oniriche svisate di chitarra poste all’inizio e alla fine del brano donano quel profondo senso di misticismo, di sospensione dei sensi che sono una qualità tipica nella musica di Hendrix. La sensazione che se ne riceve è un qualcosa di simile a una visione in suoni che, così come era discesa dal cielo, ora fa il suo ritorno lassù da dove era venuta.
Invece è completamente imprevedibile il finale accelerato di “War pigs” dei Black Sabbath. In quasi 8 minuti, si susseguono una serie di giri di accordi e ritmi splendidamente collegati tra loro. Data l’indubbia statura artistica del pezzo in questione è comprensibile che la band volesse una chiusura memorabile che evitasse i soliti cliché. Qui i Black Sabbath risolvono con un vero e proprio colpo di teatro e decidono per un cambio di velocità. Solo che invece di decelerare come si usa di solito, si affidano ad una rapidissima accelerazione ottenuta in studio di registrazione. Un finale ironico e certamente difficile da dimenticare.
Infine i Beatles che escogitano un finale decisamente inconsueto ma efficacissimo per il lato A di “Abbey road“. In “I want you (she’s so heavy)” succede che semplicemente si interrompe tutto e senza alcun preavviso. Qui la chiusura non solo non termina sulla tonica ma si interrompe nel bel mezzo di una frase. Ricordo l’emozione e la sorpresa che provai la prima volta che sentii questa canzone … un sound vigoroso, lento, insolitamente cupo, che ti avvolge inesorabile … man mano che si procede il vento dei sintetizzatori soffia sempre più forte sulle note, rendendo ancor più tesa l’atmosfera … e poi all’improvviso il vuoto, un silenzio puro e totale che ti lascia sgomento, solo di fronte alle tue sensazioni ancora vivide.
La grande musica si esprime anche così. Con finali mozzafiato che ti lasciano interdetto e col sorriso stampato in faccia.
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