
Los Angeles era pronta!!! Non aspettava altro.
Quando la rivoluzione punk giunse in città per scuoterla dalle fondamenta, furono in molti a cavalcare l’onda.
Tra il 1978 e il 1982 fanno la loro comparsa una inimmaginabile quantità di band che danno un contributo importante soprattutto sul versante hardcore (Germs, Circle Jerk, Social Distortion, Black Flag, Minutemen, Bad Religion) e persino su quello metal (Metallica).
Insomma, in quel periodo i fermenti artistici che ruotano intorno alla città degli angeli sono tanti e tutti promettenti.
Nel bel mezzo di tutto ciò, tra le fila del punk non convenzionale si segnalano 4 ragazzi che suonano insieme dal 1977 : Exene Cervenka (voce femminile), John Doe (basso e voce maschile), Billy Zoom, (chitarra) e D.J. Bonebrake (batteria). Si chiamano X e già il nome è tutto un programma perché non è da tutti utilizzare ciò che vi è di più anonimo come proprio segno distintivo.
Ma anche la musica è tutto un programma al punto che ancora oggi parecchi critici e negozianti di dischi si chiedono se catalogarli nel punk o nel rock, mentre altri hanno pensato bene di coniare il termine beach-punk. Più semplicemente si tratta di uno di quei gruppi che sanno sfruttare e mescolare con maestria le tendenze dei vari componenti. Il loro mentore (ed ammiratore) è nientemeno che Ray Manzareck, indimenticabile tastierista dei Doors, che per i primi 4 album siede in cabina di regia.
Il punk è la base, il terreno comune su cui si innestano influenze country (che trova sfogo nel progetto parallelo Knitters), rockabilly (la chitarra di Billy Zoom), doo-wop (la passione della coppia Cervenka/Doe) e blues (e qui entra in gioco anche la produzione di Ray Manzareck). Insomma un godibilissimo e multiforme scenario sonoro che nell’incrocio di voci tra Doe e Cervenka ricorda un po’ anche i Jefferson Airplane dell’indimenticabile coppia Slick/Kantner.
Tutto questo concorre a fare degli X un gruppo ispirato il cui talento maggiore consiste nel recuperare elementi del passato e riattualizzarli in chiave punk. Dopo essersi fatti le ossa nei locali della zona e con una manciata di singoli, all’alba degli anni ‘80 i 4 giungono all’esordio discografico.
I primi 2 album (”Los Angeles” e “Wild gift“) sono un segnale grezzo ed immediato delle loro caratteristiche. Il passaggio di etichetta dalla Slash all’Elektra nel 1982 coincide con il loro lavoro più maturo ed equilibrato. “Under the big black sun” unisce lo stile fresco ed innovativo con una capacità compositiva di livello superiore. Sotto il grande sole nero citato nel titolo ci sono 11 pezzi pieni di forza e passione, influenzati nei toni e nei testi anche dalla morte della sorella di Exene (Mirielle).
Ti lascio con il pezzo probabilmente più immediato, “Dancing with Tears in my Eyes“, una notevole versione di un brano del grande bluesman Leadbelly.
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