
ALLMAN BROTHERS BAND
1970
*per ascoltare clicca sul titolo del brano
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Per il primo articolo di quest’anno (a proposito; ma quanto si è fatto attendere!) vorrei farti ascoltare un pò di musica dal vivo.
Ebbene, devo dire che la scelta non è stata poi così difficile. La mia mente è subito volata ad una gloriosa manciata di dischi dal vivo che non ci si può far mancare per niente al mondo. Tra di essi, naturalmente, il doppio lp che immortala le gesta della Allman Brothers Band durante i concerti del 12 e 13 marzo del 1971 al Fillmore East di New York.
Per la cronaca, i membri di quella formidabile macchina da guerra si chiamavano Gregg Allman (tastiere e voce), Duane Allman (chitarra slide), Richard “Dickey” Betts (chitarra ritmica e solista), Berry Oakley (basso elettrico) ed infine due musicisti come Butch Trucks e JayJohanson, che alla batteria davano corpo a un’inaudita sezione ritmica.
Incentrata sulla voce nerissima di Gregg e sulle mirabolanti evoluzioni chitarristiche di Duane, la musica della ABB macina con impareggiabile carica energica boogie, fusion, country, soul, blues e rock ’sudista’ della migliore specie.
Solitamente, non è per nulla semplice fare un disco dal vivo che possieda qualità sonore ed interpretative d’eccellenza. Ma per l’Allman Brothers Band, il discorso paradossalmente si ribalta: la vitalità ed il pathos espressivo che si sprigionava nelle loro esibizioni live non trovava una adeguata riproposizione nei dischi in studio. Lo stesso Duane si sentiva frustrato del fatto che su disco non emergeva mai del tutto chiaramente il valore della loro musica.
E così, la pubblicazione di questo doppio lp fu vissuta dal gruppo come una autentica liberazione. Pubblicato nel luglio 1971, “At Fillmore East” è l’opera più esauriente e rappresentativa dell’arte dei fratelli Allman e compagnia. Purtroppo fu una soddisfazione che Duane assaporò per poco dato che solo tre mesi dopo, il 29 ottobre, trovò la morte in un incidente motociclistico.
Tra le tracce (tutte validissime) dell’album si segnala “In memory of Elizabeth Reed“, favoloso pezzo strumentale firmato da Betts ed il cui unico ‘difetto’ è rappresentato dal fatto che non ci permette di ascoltare la voce di Gregg. Ma il problema è minimo, dato che ci si può rifare tranquillamente con gli altri pezzi.
Basta un semplice ritornello, tratteggiato all’unisono dalle due chitarre, per familiarizzare con la composizione. Dopodiché è tutto un susseguirsi di meraviglie con una giungla di ritmi su cui svettano le sublimi parti solistiche di Duane, uno dei più grandi suonatori di chitarra slide che siano mai esistiti.
Un sound vigoroso e seducente che mantiene intatte le sue virtù anche in questa esibizione che risale a qualche mese prima dei concerti registrati per l’album.
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