
Nessuno sa bene quando accadde, ma un bel giorno il blues incontrò il gospel e ne scaturì qualcosa di meraviglioso e inaudito. Fu quello il giorno in cui nacque la “musica dell’anima”, il soul.
Una musica al contempo calda, dolce e sensuale che proviene dall’incontro tra il rhythm and blues (di cui riprende il ritmo e le tematiche ‘profane’) e il gospel (da cui eredita la densità delle armonie vocali).
Si cominciò a utilizzare il termine soul (anima in inglese) negli anni ‘60, ovvero nel momento di massimo splendore di questo movimento musicale sviluppato in seno alle comunità dei neri americani.
Ma risaliamo alle sorgenti del fiume e proviamo a seguirne il corso!
LE SORGENTI DEL SOUL
L’antenato più naturale e riconoscibile del soul è certamente lo spiritual, il canto degli afroamericani che nell’800 ha unito l’originario folklore africano con il processo di evangelizzazione subito dalla popolazione di colore. Nella seconda metà del secolo gli spiritual si arricchirono pian piano della presenza di strumenti e ritmi sviluppatisi in seno alle comunità afroamericane. Questa nuova forma evoluta prese il nome di gospel (da ‘God Spell’ ovvero ‘la parola di Dio’).
Quando nei primi del ‘900 si impone definitivamente il blues, ecco che si compie il passaggio decisivo verso la maturazione di un nuovo ulteriore stile che prenderà il nome di soul. Tracce più che evidenti si possono cogliere già in buona parte del blues e rhythm & blues degli anni ‘40 e ‘50 ma anche nelle voci delle grandi interpreti jazz del periodo (Billie Holyday, Ella Fitzgerald, Sarah Vaughan, Dinah Washington).
Ma è solo verso la metà degli anni ‘50 che il soul comincia ad assumere le proprie caratteristiche. Il primo artista a imporsi all’attenzione generale è Ray Charles con una folgorante versione gospel/r&b di “I got a Woman“, del 1955. Il film biografico a lui dedicato dà un’idea del senso di sorpresa, di eccitazione e delle reazioni contrastanti che scatenò questa novità.
Un altro artista che sempre partendo dal r&b contribuisce all’affermazione del soul è James Brown (soprannominato il ‘padrino del soul’) che nel 1956 dà una svolta alla sua carriera col singolo “Please, please, please“. Giunto a questo punto, il soul diventa un fiume in piena che conquisterà il mondo intero.
ANNI ‘60 : UN FIUME IN PIENA
Il segno distintivo del soul risiede naturalmente nei modi tipici del canto che attinge a piene mani dallo spiritual e dal gospel. Sotto questo punto di vista, Sam Cooke è stato certamente l’artista più importante del soul per le sue formidabili capacità vocali e compositive. Dalla fine degli anni ‘50 e fino alla sua prematura scomparsa nel 1964 lascerà tracce indelebili e farà tanti proseliti col suo canto pieno di feeling.
Contemporaneamente a Sam Cooke si mette in luce tutta una generazione di grandi iniziatori del soul come Jackie Wilson, Bobby Womack, Ben King,Screaming Jay Hawkins e di donne meravigliosamente sospese ai confini tra soul e jazz come Nina Simone e Etta James.
Ma il grande successo del soul negli anni ‘60 è dovuto in primo luogo a tutte quelle piccole e impavide etichette indipendenti che hanno investito le loro risorse e i loro talenti nella musica nera. Il suo verbo si diffuse principalmente grazie al lavoro intrepido, minuzioso e lungimirante dei produttori, dei tecnici e degli arrangiatori che vi lavoravano.
Il primo decisivo passo lo ha compiuto la Atlantic, fondata a New York nel 1947. Oltre a lanciare in orbita il già citato Ray Charles, negli anni ‘60 ospita tra le sue fila veri e propri mostri sacri del soul come Salomon Burke, Wilson Pickett, Otis Redding e Aretha Franklin.
Le altre due principali etichette sono la Motown di Detroit e la Stax di Memphis, fondate entrambe nel 1959. Ognuna di queste due etichette aveva un proprio suono caratteristico che porterà ai successivi sviluppi del soul. Alla Motown del padre-padrone Berry Gordy domina un soul melodico e leggero con forti ascendenze pop, mentre la Stax, che ha potuto contare per anni sull’attività di un grande produttore come Jerry Wexler, si contraddistingue per il cosiddetto southern soul che è più legato all’r&b originale ed è caratterizzato da una forte presenza dei fiati.
LE CORRENTI DAGLI ANNI ‘70 FINO AD OGGI
Con la fine degli anni ‘60, si conclude in sostanza la fase del soul classico e si apre quella del soul moderno. Ora il fiume del soul si compone di tante correnti che avranno grande influenza su tutta la successiva popular music. Gli anni ‘70 sono parecchio indicativi dei suoi principali percorsi e delle sue sfumature.
Da un lato musicisti straordinari quali Marvin Gaye e Stevie Wonder che, finalmente ottenuta la propria indipendenza dalla Motown, portano il genere alle sue massime espressioni riuscendo a creare capolavori di insuperabile qualità. Dall’altro lato si mettono in luce interpreti come Al Green che raccoglie l’eredità di Sam Cooke nell’incredibile padronanza del canto soul e Van Morrison, un irlandese dalle attitudini rock ma con il soul nel sangue.
Nel frattempo, attraverso l’opera pionieristica di James Brown e Sly Stone, si fa strada una nuovo stile che discende anch’esso direttamente dalla musica afroamericana. Si tratta del funk, un genere che proprio a causa della sua stretta e naturale parentela con il soul contribuirà a ravvivarne e ampliarne la risonanza. Su questo versante si distingueranno in particolare Isaac Hayes e Curtis Mayfield. E poco più tardi, nella seconda metà dei ‘70, soul e funk saranno elementi essenziali per l’esplosione della disco-music.
Ma nel corso degli anni il soul caratterizzerà tantissima altra musica. Andrà ad alimentare altre espressioni tipiche dei neri americani come l’hip-hop ma anche generi disparati come il rock, il reggae e naturalmente il jazz. E continuerà ad emergere in tante occasioni specie nella seconda metà degli anni ‘90 quando, in un’epoca dominata dal pop e dall’elettronica, si comincia a parlare di neo-soul.
A dimostrazione che il fiume continua imperterrito il suo corso … e continua a dissetarci!
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