
Vieni con me! Stiamo per fare un viaggio straordinario al centro della popular music.
Un viaggio con una missione precisa: ottenere una visione d’insieme chiara ed essenziale della musica che ci gira intorno.
Con una visione “panoramica” possiamo prendere distanza. E quando hai preso distanza hai una prospettiva più ampia ed illuminata. Puoi vedere meglio l’insieme e contemporaneamente riesci ad apprezzare maggiormente il particolare. Ma non solo. Vedendo cosa è stato, è anche più facile capire cosa è oggi e cosa sarà domani.
Per rendere più agevole e comprensibile la lettura ho suddiviso la storia della popular music in 3 stadi evolutivi. E allora … via, si parte!
ERA EDITORIALE (1877/1950)
Possiamo considerare l’800 come il secolo in cui viene fecondata la popular music e prendere il 1877 come anno simbolico della sua nascita. E’ l’anno in cui Thomas Alva Edison inventò il fonografo, il primo strumento in grado di registrare e riprodurre il suono. Da questo momento in poi, sotto l’influsso incrociato di tecnologia, mass media e mercato, la musica si trasforma di fatto in arte globale. Gli eventi si susseguono rapidamente nel giro di pochi anni.
Già nel 1882 nasce a Milano la Società Italiana degli Autori ed Editori (SIAE) e nel 1886 alla convenzione internazionale di Berna viene stabilito il riconoscimento reciproco del diritto d’autore. L’anno dopo Emile Berliner inventa il grammofono (destinato col tempo a soppiantare il fonografo) e nel 1895 il disco diventa un prodotto commerciale.
Ciononostante per tutta la prima metà del ‘900, il disco rimane un privilegio che non è accessibile a tutti. Il vero potere dell’industria musicale è detenuto dalle case editrici. E fino al termine della seconda guerra mondiale, sono loro a dettare legge. Luoghi storici come Galleria del Corso a Milano, Denmark Street a Londra e soprattutto Tin Pan Alley a New York sono i principali poli di produzione della musica.
L’egemonia degli editori svolge un ruolo fondamentale nella diffusione della cosiddetta forma-canzone di derivazione teatrale e nello sviluppo delle musiche da ballo. Le caratteristiche dei dischi dell’epoca danno un ulteriore contributo al consolidamento di questi modelli musicali (la breve durata per ogni facciata, i rumori di fondo e la dinamica dal registro medio).
Il crescente potere economico-industriale unito alla eccezionale varietà multiculturale della società, fanno degli Stati Uniti la culla della musica moderna. Parte da qui una globalizzazione sonora che espanderà la propria influenza ben oltre i confini nazionali. Le radici profonde della musica afroamericana diventano la base comune su cui poggia e si evolve la storia della popular music.
Nel frattempo, a cavallo tra le due guerre mondiali, il mondo fa la conoscenza di nuove tecnologie come il juke-box, il microfono e la radio. Con il boicottaggio nei confronti dell’ ASCAP (la società degli editori) nel 1940, proprio dalla radio giungono i primi segnali dell’inesorabile declino dell’industria editoriale.
ERA DISCOGRAFICA (1950/2000)
Subito dopo la seconda guerra mondiale lo scenario musicale cambia radicalmente e rapidamente. L’evoluzione tecnologica determina l’ascesa dell’industria discografica. La prima novità di rilievo viene dal bottino di guerra ereditato dalla Germania nazista. Si tratta del registratore a nastro che fa compiere un notevole salto di qualità nel lavoro di produzione.
Nel 1948 nasce il disco in vinile con microsolco a 33 e 45 giri. E’ un’ innovazione che porta miglioramenti epocali: la gamma di frequenze più estese e la maggiore durata aprono le porte a possibilità sonore e compositive di un altro livello. Contemporaneamente si allarga la varietà di timbri strumentali a disposizione dei musicisti. Di particolare importanza il 1950, quando Leo Fender mette in commercio la prima chitarra elettrica solid body, seguita l’anno successivo dal basso elettrico.
Si svolgono in breve tempo tutta una serie di cambiamenti che producono i loro effetti. Ora, lo studio di registrazione, i tecnici del suono e il lavoro di produzione diventano elementi centrali del fare musica. E come conseguenza, il vantaggio reciproco che si ottiene dall’unione tra musicisti e discografici divengono ben presto evidenti.
I dischi diventano lo strumento migliore per promuovere la produzione industriale. E nel contempo, grazie alla sua forma, alla sua durata e alla sua qualità, il disco (e in particolare il long playing) assume un valore culturale e sonoro di incredibile portata. Si viene così sviluppando un circolo virtuoso che determina un periodo aureo per la popular music.
Siamo in un’era in cui la musica è un canale di trasmissione ideale dove convergono in maniera naturale creatività, espressività e sperimentazione. Un’era in cui si generano e si evolvono un’incredibile quantità di forme, di stili e di contaminazioni musicali.
Con la rivoluzione digitale degli anni ‘80 e la comparsa di strumenti come il cd e il campionatore, l’industria discografica si adegua e si ristruttura per stare al passo coi tempi. Ma con l’avvento del nuovo millennio, anche il dominio dell’impero discografico volge rapidamente alla conclusione.
ERA INFORMATICA (2000/ … )
Il 1993 è certamente un anno fondamentale per l’ascesa delle tecnologie informatiche. La comunità scientifica del laboratorio di fisica del CERN rende pubblico il World Wide Web (letteralmente “grande ragnatela mondiale”). Quando poco tempo dopo, nel 1996 l’ingegnere Leonardo Chiariglione illustra il sistema MP3 si spalancano al mondo le porte per il traffico dei dati informatici.
La fine dell’era discografica può essere riassunta in due dati. Nel 2000 i discografici calcolano che il traffico di file supera il numero di copie di cd venduti. E si calcola che nel 2007 l’industria dei videogiochi abbia superato per volume d’affari l’industria musicale. Ancora una volta, il cambiamento dell’universo musicale si svolge nell’arco ristretto di pochi anni. Come se dovesse rispondere in risonanza a delle leggi cicliche.
Ci troviamo in un’era che si specchia nel caos. Non c’è più bisogno di un oggetto fisico con il quale identificare e scegliere la musica che si vuole ascoltare. Essa può essere manipolata, spersonalizzata, decontestualizzata e trasmessa in ogni luogo e in ogni momento. Oggi più che mai la musica non viene scelta, ma subita. La prospettiva di poter toccare tutto senza conoscere nulla è la via principale verso l’ignoranza.
Ed inevitabilmente, come per tutte le cose, la mancanza di consapevolezza svuota di valori la musica. Il crollo complessivo del suo valore economico è un segnale che non può essere trascurato. Nel frattempo, è ormai evidente che la musica stessa sta assorbendo e rilanciando la sterile perfezione e lo schematismo sonoro del digitale.
Proprio per questo, oggi il valore reale della musica è la conoscenza. La nuova frontiera e la nuova sfida diventano adesso la qualità e l’organizzazione del sapere. Nello scenario futuro, il bene più prezioso sarà la formazione dell’ascolto.
Un futuro che è già cominciato!
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