Breve storia del jazz (l’essenziale dalle origini ad oggi)

January 21st, 2010

jazz

La musica più esclusiva che si possa ascoltare? Il jazz!

La musica più inclusiva che si possa ascoltare? Il jazz!

Un’idea che pare illogica e contraddittoria. Eppure questa musica è capace di realizzare in pieno questa idea.

Il jazz è diventato tanto fondamentale e tanto fecondo perché nel corso della sua storia in esso sono confluiti tantissimi altri generi in maniera del tutto spontanea e innovativa. Dal ragtime al blues, dal funk alla musica da ballo, dalla musica colta all’opera teatrale, dal samba alla bossanova.

Come il blues, anche il jazz è nato nelle comunità afro-americane del sud degli Stati Uniti trovando le sue prime espressioni agli inizi del XX secolo. Un genere vitale sin dall’inizio perché oltre alla musica americana, si è fatta portavoce di tradizioni musicali sia africane (soprattutto nel ritmo e nell’improvvisazione) che europee (specie nell’armonia e nella strumentazione). Di certo la caratteristica primaria e quasi onnipresente del jazz è l’improvvisazione.

Ripercorriamo in breve il suo incredibile percorso storico.

IL JAZZ DELLE ORIGINI

Per la sua struttura e il suo tipico ritmo in 2/4, certamente il ragtime è da considerare come una prima forma embrionale di jazz. Sviluppatosi a cavallo tra l’800 e il 900, ebbe come suo principale esponente il leggendario Scott Joplin.

Ma la patria del jazz fu indubbiamente New Orleans. Da lì provengono pionieri  come Jelly Roll Morton, Joe “King” Oliver e Buddy Bolden che dopo aver formato una banda nel 1895 viene considerato il primo jazzista della storia. Un ruolo predominante lo ebbe il quartiere di Storyville che tra il 1986 e il 1917 fu teatro di delinquenza, di prostituzione e di una nuova musica che veniva suonata in ogni locale e in ogni angolo di strada. Probabilmente è a questo che si deve la pessima reputazione che nei primi tempi aleggiava sul jazz.

Negli anni ‘10 e ‘20 la migrazione degli afroamericani nelle città del nord porta molto rapidamente alla sua diffusione ma per ironia della sorte, nel 1917 il primo disco jazz ad essere pubblicato è ad opera di un complesso composto da soli bianchi. Si tratta di “Livery Stable Blues” dell’ Original Dixieland Jass Band.

Gli anni ‘20 vedono la definitiva affermazione del jazz anche grazie a musicisti come Louis Armstrong, il primo a rendere predominante la figura del solista e a Fletcher Henderson, pianista fondamentale nel divulgare il ruolo di leader e arrangiatore di un’orchestra. Nel frattempo, le prime tourneé concertistiche in Europa contribuiscono notevolmente alla diffusione del suo verbo oltreoceano.

L’ascesa del jazz è inarrestabile! Viene celebrata in letteratura come nel caso de “Il grande Gatsby” (1925) di Francis Scott Fitzgerald, e viene sublimata al cinema con “Il cantante di jazz” (1927), il primo film sonoro della storia diretto da Alan Crosland e interpretato da Al Jolson. E diviene da subito oggetto di studi con André Schaeffner, musicologo francese che nel 1926 pubblica un libro dal titolo inequivocabile: “Le jazz“.

Verso la fine degli anni ‘20 e fino ai ‘40 si distinguono le big band dirette da musicisti come Benny Goodman, Artie Shaw, Duke Ellington, Count Basie e Glenn Miller. Il successo di questi complessi allargati consente da un lato di mettere in luce molti solisti dotati e dall’altro di accompagnare la diffusione di nuovi balli. Il più celebre di questi balli fu di gran lunga lo swing (che porta l’accento ritmico sul secondo e sul quarto tempo della battuta) tant’è che per riferirsi a quel periodo si parla comunemente di ‘Swing Era’.

IL JAZZ DAL 1940 AD OGGI

L’avvento della seconda guerra mondiale pose fine al periodo delle grandi orchestre, non solo per le ristrettezze economiche. Gli anni ‘40 infatti, segnano un momento cruciale nel processo di maturazione del jazz. A New York, dalle jam session notturne di una nuova generazione di jazzisti, prende avvio la rivoluzione bebop. Il termine deriva dal caratteristico suono di due note che ricorrevano nei brani.

Era una musica basata su piccoli complessi che attraverso un approccio libero e ardito ristrutturava completamente l’idea di jazz dal punto di vista, armonico, ritmico, melodico e sonoro. Furono molti i protagonisti storici di quel periodo. Da Charlie Parker e Dizzy Gillespie (i due esponenti principali del movimento), a Thelonius Monk, Bud Powell, Fats Navarro, Miles Davis, Charles Mingus, Kenny Clarke, Max Roach, John Coltrane e tanti tanti altri nomi fondamentali che di lì a poco entreranno nella mitologia jazzistica.

Nel frattempo con l’avvento dei dischi a microsolco (1949), i jazzisti hanno la possibilità di sperimentare nuove soluzioni e trovare nuove formule per esprimere la loro creatività grazie ai tempi più lunghi. E’ da qui che il jazz abbandona i favori del pubblico di massa per iniziare un incredibile sviluppo artistico che farà degli anni ‘50 e ‘60 un periodo dorato.

Vengono battuti sentieri di straordinaria influenza ed importanza come il cool jazz (dallo stile melodico e rilassato), il jazz modale (basato sulle scale modali di origine greca anziché sulla successione degli  accordi) e il free jazz (caratterizzato da metriche irregolari e un anti-schematismo di base che rende tutti e perennemente solisti).

Attraverso un’altra generazione di straordinari musicisti il jazz continua a produrre linfa vitale anche nei decenni successivi (Herbie Hancock, Wayne Shorter, Joe Zawinul, Keith Jarreth, Chick Corea, Pat Metheny, ecc. ). Negli anni ‘70 si diffonde la fusion (o jazz fusion), un nuovo stile che porta alla contaminazione col rock e col funk e all’utilizzo di strumenti elettrici ed elettronici.

Verso la fine degli anni ‘80 nasce l’acid jazz, ennesima forma di integrazione tra elementi jazz e vecchi e nuovi stili che si impongono sulla scena musicale, in particolare hip hop, house e soul. La sua storia continua e, come ha sempre fatto, si insinua in un modo o nell’altro in qualunque altro tipo di musica.

Una storia meravigliosa! Una storia da raccontare ma soprattutto da ascoltare!

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Posted by Francesco Potestà

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