
Quando penso al mercato musicale, nella mia mente prende forma l’immagine di un serpente che inghiotte la sua stessa coda. Un serpente che porta con sé tanti interrogativi.
Dove ci sta portando la rivoluzione informatica e quali sono le prospettive? La crisi discografica è irreversibile? Cosa ci permetterà di ascoltare il mercato che verrà? Ci sarà un patto economico e sociale che regolerà la musica che circola sotto forma di file?
Il progresso tecnologico sta facendo passi da gigante, sta aprendo nuovi scenari, sta creando nuove condizioni, nuove sfide, nuove opportunità.
In ogni caso, puoi star certo di una cosa : la musica avrà davvero valore solo passando attraverso il progresso umanistico. Senza di esso, nessun significativo progresso sarà mai veramente possibile per l’uomo.
Il nostro pensiero deve necessariamente evolvere verso l’idea di una ‘musica totale’, quindi di una musica coinvolta nella formazione completa dell’uomo in ogni sua attività interiore ed esteriore.
Per approfondire questo argomento che ritengo fondamentale, ho appositamente dedicato il documento in formato PDF “Dal conservatorio alla musica totale” scaricabile gratuitamente.
Nel frattempo, la musica non ha più i riferimenti a cui eravamo abituati solo pochi anni fa.
La rivoluzione informatica e sociale che stiamo attraversando, ci dà un’ampia libertà di scelta. Una scelta che però al momento è obiettivamente difficile da gestire sia dall’industria musicale, sia dai musicisti, sia dal pubblico stesso.
Ad esempio, si è dissolta l’idea e la forza culturale dell’album, ovvero di opera musicale concepita e creata da un artista o da un ensemble di artisti. Oggi sono pochissimi i lavori che si spingono oltre il miserevole concetto di “prodotto musicale”.
Non so tu, ma io faccio un’enorme fatica a trovare un album del 21° secolo che regge il confronto con quelli del secolo precedente. Quasi come se il 2000 rappresentasse una barriera oltre la quale c’è nebbia fitta.
L’immagine del serpente che si inghiotte la coda rappresenta molto bene la situazione del mercato odierno. Avvolta tra le sue spire, la musica di oggi è stritolata dalle logiche contraddittorie di un’economia schiava del consumismo.
L’unico modo per liberarla da questa morsa, è proprio quello di focalizzare l’attenzione su queste contraddizioni di fondo. Quindi di spostare l’attenzione dalla musica al come l’uomo ascolta la musica. Questa è l’unica via di fuga.
La musica di oggi latita? Non regge il confronto col passato? C’è la crisi discografica? Pazienza, non è questo il vero problema! Se anche fosse così, non mi farei venire il sangue amaro.
Nel corso della storia sono state composte una quantità e una qualità di musiche talmente meravigliose che si può vivere benissimo unicamente dedicandosi a ricercare ed ascoltare ciò che ha da offrirci il passato.
Perché perdere tempo e salute a lamentarsi? Quante vite ci vogliono per godere di tutti quei tesori? Piuttosto penso che sia molto più importante portare l’obiettivo sul tema dell’educazione, della formazione e del piacere dell’ascolto.
E se provo a prefigurare il futuro, vedo questo ragazzino con la sua playlist che si ascolta indifferentemente Mozart, Bob Marley, Charlie Parker, Black Sabbath e tanto tanto altro ancora.
Un ragazzino sveglio, sensibile, capace di apprezzare e godere tutta la musica.
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