Il simbolismo musicale nell’esplorazione dell’inconscio

June 29th, 2010

musica-e-inconscio

Cosa rimane di tutto il nostro vissuto, di tutte le impressioni accumulate nella nostra esistenza?

E che cosa si trova nella nostra memoria?

Difficile dirlo, ma al riguardo abbiamo più di un indizio.

Secondo le più recenti ricerche pare che i dati dell’inconscio superino per oltre 10 milioni ad 1 quelli del nostro conscio.

Partendo da una premessa del genere è facile intuire qual è la nostra reale condizione: siamo ignoti a noi stessi.

Simile ad un’ombra, il nostro inconscio è qualcosa che ci appartiene ma al tempo stesso ci sfugge. Sappiamo che esiste ma non riusciamo quasi mai a sentirlo.

Comunque sia, è possibile metterci in relazione con esso e certamente la musica può farci questo dono. Essa è in grado di mettere in contatto sensazione e pensiero, due funzioni che sono in rapporto indissolubile tra loro, dato che la confusione dell’uno porta alla confusione dell’altro e viceversa la conoscenza dell’uno porta alla conoscenza dell’altro.

Tutto inizia con un profondo coinvolgimento che può valere tanto per il musicista, quanto per colui che ascolta. A quel punto, nulla più della musica è capace di provocare un’alterazione di coscienza e farci penetrare nei meandri più oscuri della nostra psiche. Naturalmente, perché ciò accada serve la musica appropriata (non è una questione di genere o di stile, ma di attitudine e orientamento).

L’essenza della musica ci richiede una forma di conoscenza diversa dal semplice sapere. Infatti, trascendendo il linguaggio verbale, i suoni si collegano direttamente col mondo del simbolismo e delle emozioni. Il simbolo è quel qualcosa che va oltre il significato immediato e ci apre un insieme di riferimenti più ampi ed indefinibili ma capaci per l’appunto di recarci forti emozioni.

Potremmo visualizzare il nostro inconscio come un inesauribile “oceano di indefinito” che pulsa e vive senza che ci sia dato di sapere come e quanto profondamente agisce in noi. D’altronde, la vita è stracolma di innumerevoli cose che non possono essere comprese dall’integrità del nostro essere (mente, cuore, corpo) né tantomeno capite ed essere spiegate con la parola.

Ecco allora che l’universo musicale è ciò che abbiamo di più utile e prezioso per navigare questo oceano. Oltre ad avere proprietà rigeneratrici e curative, ci dà la possibilità di scavare a fondo, di  visitare ‘luoghi’ inesplorati e sconosciuti.

Condizione indispensabile è la nostra volontà. Attraverso la completa dedizione saremo in grado di arrenderci al silenzio, acquisire il sapore dell’ascolto e ottenere così le grazie dell’armonia musicale. Ho trattato diffusamente di questi temi nell’essential book “I semi dell’armonia musicale“.

Ascoltiamola e penetriamola con fondata fiducia, senza remore, perché essa in cambio ci farà evocare, individuare e sviluppare il nostro vero sé.

Così come ci ricorda John Cage :

“Ci sono due componenti principali in ogni persona: la mente cosciente e quella inconscia, e queste, nella maggior parte di noi, sono divise e disperse in infiniti modi e direzioni. La funzione della musica, come quella di ogni altra salutare attività, è quella di aiutare a riportare a unità queste parti separate. La musica fa questo fornendo un momento in cui, essendo smarrita la consapevolezza della spazio e del tempo, viene integrata la molteplicità degli elementi che costituisce un individuo, ed egli è Uno.”

______

  • Share/Bookmark
Posted by Francesco Potestà

One Response

  1. Laura says:

    Il feto, nei primi mesi della sua vita intrauterina, è cieco e i suoi polpastrelli sono insensibili. L’organismo procede con saggezza biologica all’organizzazione delle cellule e degli apparati. E prima di donargli il resto dei 5 sensi, la natura lo dota dell’udito. Attraverso le orecchie, il feto comincia a sentire il cuore materno, e da quello inizia a sviluppare le altre percezioni che caratterizzano la vita prenatale.
    Voce e ritmo sono la prima idea che ci facciamo del mondo. Da qui, infatti, il bambino primordiale comincia a discriminare, a determinare gli stati d’animo della madre e di conseguenza a costruirsi una gerarchia di valori sociali, pensiero e istinto (Es, Io e Super Io).
    Molte persone perdono il contatto cosciente con questa centrale parte della propria vita, e, come perde il senso del ritmo musicale, perde anche il ritmo della vita che lo porta a costruirsi impalcature, e a perdere il senso dell’infinito vibrazionale (musica).
    Perdere questa parte della propria coscienza, significa quindi perdere il contatto con la propria essenza.
    Il che non ha niente a che fare con la “semplice” scelta di un genere musicale, ma, ancor di piu, ha a che fare con la perdita o la dimenticanza dell’esigenza atavica di cui ogni individuo è naturalmente dotato, di creare un armonia propria, unica e individuale. Che è la musica della propria vita.