Globalizzazione. Una parola che può far sognare, che può incutere timore o entrambe le cose. Di sicuro una parola che non può lasciare indifferenti.
Per chi come me studia musicologia, qualcosa di molto familiare. Già! Perchè la storia della musica ha anticipato di almeno mezzo secolo un tema che si sta facendo strada nelle nostre coscienze da qualche anno.
Basterebbe pensare al disco: nella storia dell’umanità il primo prodotto unitario, mediatico e globale per eccellenza. Ma è la musica stessa che, per sua natura, esprime tutta una serie di caratteri che ne fanno una vera e propria sintesi linguistica della società. Diventa perciò uno strumento formidabile per studiare la globalizzazione.
Oggi, ci troviamo in un periodo storico molto particolare. Partendo da una prospettiva musicale e restando nell’ambito sonoro, ecco una breve sintesi dei possibili effetti della globalizzazione.
1. Globalizzazione passiva
Tutto è alla nostra portata, ma è troppo, è frammentario e soprattutto ci raggiunge in modo casuale. La sempre maggior divisione in generi, sottogeneri e microgeneri musicali non è d’aiuto in questo senso ed anzi tende a diventare un limite mentale. Questo tipo di globalizzazione scaturisce da una visione dualistica ed è un processo automatico nell’uomo anche se non ce ne accorgiamo. Così come nella vita c’è la tendenza a pensare giusto/sbagliato, destra/sinistra, bianco/nero, in musica avremo ad esempio commerciale/alternativa, classica/leggera, pop/rock e così via.
La globalizzazione è vissuta come una minaccia alla propria individualità. In questo caso ci stiamo muovendo verso una confusione dell’ascolto musicale.
2. Globalizzazione attiva
Ogni esperienza sonora è potenzialmente in grado di accendere la nostra curiosità su ciò che stiamo ascoltando. Partendo da un semplice e primario bisogno di conoscenza, nascono tutta una serie di domande che vanno in direzione della ricerca e dell’apprendimento. Tendiamo quindi ad ampliare la nostra cultura musicale. Questo tipo di globalizzazione deriva da una visione relativa ed è frutto di uno sforzo volontario dell’uomo. Attraverso l’unione di disponibilità e sensibilità, l’evento sonoro può essere vissuto ad altri livelli di conoscenza e piacere.
La globalizzazione è vissuta come un’espansione della propria individualità. In questo caso ci stiamo muovendo verso una consapevolezza dell’ascolto musicale.
3. Noi e la globalizzazione
La suddivisione riportata qui sopra serve solo come breve promemoria dei possibili effetti della globalizzazione, ma come principio può essere esteso a qualunque attività umana. Gli studi fatti e l’eperienza diretta mi hanno insegnato che queste due forze contrapposte hanno un’influenza enorme non solo su ciò che ascoltiamo, ma anche su come, dove, quando e perchè ascoltiamo musica. Naturalmente non siamo sempre soggetti alla stessa forza ma mentre la prima è automatica, la seconda richiede uno sforzo da parte nostra. Quindi sta a noi metterci sotto l’una o l’altra.
E farlo da ora!
Proprio in questo momento ti trovi su Internet che è attualmente la massima rappresentazione della globalizzazione. Chi ha orecchie per intendere…
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