
2 settimane fa ho vissuto un’esperienza davvero splendida. Ho tenuto una breve ed informale conferenza di musicologia. E’ stato una gran bella serata dove ho potuto unire l’utile al dilettevole.
Per prima cosa, ho avuto l’occasione di esporre una piccola panoramica delle ricerche e degli studi che conduco. A questo proposito, molto presto pubblicherò un e-book che tratta in maniera chiara e completa il sistema di idee su cui sto lavorando (”resta in contatto, avrai una bella sorpresa!”)
Il discorso ha ruotato principalmente sul concetto centrale di Armonia. Come ben saprai, tra Musica e Armonia c’è un rapporto di interdipendenza che è vitale ed inscindibile. Ed è un rapporto che non riguarda solo l’elemento musicale in sé, ma anche e soprattutto il nostro modo di intendere ed ascoltare questa musica. In estrema sintesi, la musicologia non fa altro che occuparsi di questo rapporto.
Poi, nell’ultima parte della conferenza ho interagito con i presenti coinvolgendoli proprio sul tema dell’armonia. Ne è venuto fuori uno scambio di osservazioni, opinioni e punti di vista particolarmente interessante.
Sono venute fuori diverse domande. Cosa si intende per Armonia? Come viene interpretata da ciascuno di noi? Quanti e quali sono i suoi diversi significati? In che modo l’Armonia si manifesta in Musica? E in che modo la Musica ci può condurre all’Armonia?
Assieme alle domande fondamentali, sono venute fuori altrettante credenze prive di fondamento. Ho potuto osservare che tutti noi (naturalmente me compreso) abbiamo un concetto distorto e assai limitato di armonia.
Il nostro limite principale (quasi sempre inconscio) è rappresentato dai nostri ideali di bellezza, bontà e perfezione. Abbiamo dei modelli che sono la prima causa del nostro fraintendimento e che costantemente ci impediscono di avere una comprensione più ampia e profonda.
Quel che è certo è che l’uomo si è sempre interrogato sul principio di Armonia. Il suo impulso irrinunciabile e la sua massima aspirazione sono sempre state quelle di ricercare il suo significato più profondo.
Basta pensare ai rapporti numerici della musica scoperti da Pitagora e al successivo sviluppo filosofico dell’armonia delle sfere. Oppure a Rameau che attraverso la simultaneità dei suoni e la concatenazione degli accordi introduce l’Armonia come disciplina autonoma in musica.
Ma anche al concetto originario di università (”verso l’Uno”) in cui lo studio di tutte le discipline deve condurre verso l’unità. O all’interpretazione di Armonia come equilibrio d’insieme in letteratura, scultura, pittura e architettura.
O in senso generale, pensare all’Armonia del corpo umano, all’Armonia nella relazione con gli altri, all’Armonia dei fatti con le parole, all’Armonia della natura eccetera eccetera eccetera.
L’Armonia dell’universo comprende in sé tutto. Unisce la molteplicità in un tutt’uno armonico. E perciò, in ogni caso, vale la pena di fare sempre del nostro meglio per comprenderla.
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