Ci sono novità interessanti riguardo all’educazione. Qualcosa si sta muovendo nel sottobosco culturale del nostro paese e la musica non può proprio rimanere ai margini.
Da sempre infatti, l’educazione è parte essenziale della musica in ogni suo aspetto.
Il tema è più importante che mai. Prendiamo ad esempio uno dei fenomeni musicali più seguiti negli ultimi tempi: Giovanni Allevi.
Ho 3 ricordi, 3 immagini nitide su di lui.
Il primo flash-back risale a quando l’ho visto per la prima volta giusto 2 anni fa a Milano nel corso di un seminario sulla comunicazione. Lui era uno degli ospiti d’onore e mi ha destato una sensazione di simpatica timidezza dietro la quale si celava un’intelligenza vivace unita a una notevole dose di furbizia.
Il secondo flash-back l’anno scorso quando l’ho visto in tv a dirigere l’orchestra per il tradizionale concerto di Natale in Senato. La cosa non mi ha stupito più di tanto. Ma il violinista Uto Ughi si è sentito offeso e amareggiato per la qualità dello spettacolo offerto e ha rilasciato un’intervista infuocata al quotidiano ‘La Stampa’. Intervista che ha dato il via ad un’accesa diatriba tra i due ma che ha anche dato modo di riflettere su questioni musicali (e politiche).
Il terzo flash-back questa primavera quando mi è stato regalato il suo ultimo disco “Evolution”. Ascoltandolo, la mia impressione è che Allevi ha qualcosa di interessante da offrire come pianista anche se mi sembra evidente che la fama di questo disco supera di gran lunga il suo valore artistico.
3 immagini che mi richiamano alla mente questa frase: “La musica è profetica e l’organizzazione sociale né è l’eco” (Jaques Attali, 1977).
Valore artistico e successo di massa hanno coinciso raramente, specie negli ultimi decenni. Nella popular music questo è un dato acquisito ormai da quasi un secolo. Il fatto è che “Evolution” ha provocato questa reazione negli ambienti accademici perché si trova sugli scaffali della musica classica/colta. Ebbene sì, la musica scadente che vende non ha genere, né barriere.
La domanda che pongo è semplice: perché non utilizzare la curiosità e le critiche che ha suscitato il fenomeno Allevi per orientare e promuovere un’educazione della musica?
Sono consapevole del sentimento di disagio e disgusto di molti degli addetti ai lavori, ma ritengo che usare un atteggiamento di apertura e tolleranza sia decisamente più costruttivo per tutti, nessuno escluso.
Si dovrebbe provare a considerare un disco del genere non come una minaccia ma come un’opportunità. Nonostante tutto, offre l’occasione a molte persone di avvicinarsi alla musica colta, magari per la prima volta. Se poi consideriamo la situazione attuale, la musica non ha proprio nulla da perdere.
A questo proposito, trovo lodevole l’iniziativa della rivista Classic Voice che, approfittando dell’occasione, a Marzo ha pubblicato in allegato un istant book dal titolo esplicito “Uto Ughi vs Giovanni Allevi : Beethoven non è Zucchero. La vera storia di un’aspra disputa”. E in appendice, ha aggiunto un utile glossario contenente 100 parole per capire la musica classica di domani.
In estrema sintesi, l’idea di fondo è che l’educazione non può essere una strada a senso unico. E’ un processo che prevede uno scambio, una compromissione reciproca. Educare serve a educarsi e contemporaneamente educarsi serve a educare. E questo è valido in ogni ambito, anche quello musicale.
La musicologia deve rinnovarsi dalle fondamenta se non vuole essere relegata nella triste condizione di un gigante mummificato buono solo per essere esposto al museo delle cere. E’ ora di aprirsi al confronto!!!
Siamo nel 21° secolo ed è tempo di mirare a ricomporre quella frattura ultrasecolare che esiste tra studio, pratica e consumo della musica. Il processo incontrovertibile della globalizzazione ci pone di fronte a questa sfida. Proprio perché la musica è un elemento onnipresente nella quotidianità di tutti noi, la musicologia deve essere un bene accessibile a tutti.
Inoltre non possiamo dimenticare che essa ha come scopo sociale primario ed irrinunciabile la diffusione di valori come il rispetto e la tolleranza. Valori che si possono riassumere con un semplice enunciato:
“la musica non serve ad uniformare le diversità, ma ad unire le diversità“.
La parola chiave è proprio educazione. Ed è per questo che voglio segnalare un evento molto importante. Si terrà il 20 Novembre presso il Palazzo del Ghiaccio a Milano in occasione del 20° anniversario che celebra i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, col titolo “Ogni Uomo è un Educatore“.
Un’iniziativa quanto mai appropriata!
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