Da che mondo è mondo la tradizione italiana in fatto di invenzioni e scoperte, non teme confronti.
Ebbene… in campo musicale possiamo vantare un altro incredibile primato: quello dell’invenzione della chitarra elettrica contemporanea (la solid body).
Allora, ecco riemergere dalle pagine della storia Valentino Airoldi da Galliate (Novara).
Ma andiamo con ordine e ripercorriamo brevemente il periodo in cui nacque la chitarra elettrica.
Nei primi anni del ‘900 in America si vanno rapidamente diffondendo il blues e il jazz con la conseguente formazione di orchestre e piccole bands. In questo nuovo scenario sonoro, la chitarra risulta fortemente penalizzata visto che viene sovrastata dal maggiore volume degli altri strumenti. Nasce così l’esigenza di amplificare la chitarra.
Nel 1931 viene posto il primo fondamentale mattone nell’evoluzione dello strumento. Adolph Rickenbacker realizza il primo pick-up elettromagnetico: un dispositivo elettronico che trasforma le vibrazioni delle corde in impulsi elettrici. Grazie all’amplificazione, negli anni seguenti la chitarra riconquista maggiore spazio ma sempre nella sua tradizionale veste acustica. Nel corso degli anni ‘40 ci sono ulteriori passi avanti nel miglioramento delle prestazioni soprattutto grazie a pionieri come Les Paul. Fino ad arrivare al fatidico 1950, quando Leo Fender mette in commercio la prima solid body (chitarra a corpo pieno). Nasce la moderna chitarra elettrica ed in breve tempo diventerà lo strumento principe del rock.
Questa è la storia, ma da oggi vi entra di diritto anche Valentino Airoldi.
Siamo nel 1937 . Il protagonista della nostra storia lavora come tecnico presso la centrale SIP di Novara. La sera, nel tempo libero, si diletta a suonare in osteria con gli amici. Possiamo solo immaginarci l’atmosfera vivace e rumorosa di quelle serate e le difficoltà che incontra nel cercare di farsi sentire.
E così, sfruttando le circostanze, il nostro eroe costruisce un apparecchio dotato di una calamita e due bobine e lo piazza sul manico di una chitarra senza cassa. Allaccia i capi delle bobine alla presa phono di una radio e … MAGIA … il mondo conosce un nuovo suono. Di fatto nasce il primo rudimentale esemplare di chitarra elettrica.
La notizia è rimasta seppellita per decenni perchè l’Airoldi utilizzò l’invenzione solo per diletto personale. Ma il tutto è documentato dalla Gazzetta della sera del 29-30 Settembre 1937 con tanto di foto dove oltre alla chitarra esibisce un mandolino, strumento simbolo della musica nostrana. Un’associazione quantomai appropriata, tanto per ribadire il marchio del made in Italy.
Mi pare giusto rendergli omaggio e aggiungere che quest’anno si è tenuto in suo onore e nella sua città natale la prima edizione del Galliate Master Guitar.
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