Blow Out - Radiohead

December 4th, 2009

BLOW OUT
RADIOHEAD
1993

Osservando le cose col senno di poi si corre sempre il rischio di rileggere il passato come qualcosa di inevitabile ed ovvio, perfino banale. Pensare a ritroso nel tempo senza una visione chiara, rende tutto troppo semplicistico e superficiale.

Prendi il caso dei Radiohead. Le opere di Thom Yorke, Jonny Greenwood, Colin Greenwood, Ed O’Brien e Phil Selway hanno caratterizzato e definito fortemente la musica degli ultimo 20 anni. E proprio per questo un disco come “Pablo Honey” fa sempre la figura del brutto anatroccolo in mezzo ai cigni. Anzi, il loro esordio è considerato da più parti come un mezzo passo falso.

In realtà, “Pablo Honey” è considerato un disco acerbo solo perché in seguito la band ha fatto un salto di qualità clamoroso. Ma, sottratto all’ingeneroso paragone coi successori, è più semplicemente un disco di tutto rispetto tipico di una band dei primi anni ‘90.

Il disco mostra che le influenze del gruppo (Pink Floyd, R.E.M., Nirvana, Pixies, Smiths, Joy Division) sono già assimilate con una certa originalità. Le sonorità, la personalità e le tecniche di esecuzione sono ben delineate e poi ci sono almeno 3 gioielli da ricordare.

In ordine crescente. Il primo è “Creep”, singolo di fama internazionale che unisce in maniera innovativa melodia e distorsione. Il secondo è “Stop whispering”, altro singolo meraviglioso fatto di picchi vocali e visionarie frasi chitarristiche di cui si fa preferire decisamente la versione estesa sull’album.

Il terzo definitivo gioiello è “Blow out“. La canzone che conclude il disco ha il sapore di una splendida promessa che verrà puntualmente mantenuta. Un pezzo che mostra già tutti i germi del talento Radiohead, gustosissima anteprima degli stravolgimenti che arriveranno negli anni successivi.

Ascolta il tempo scandito dalla batteria di Phil Selway con quel lieve ‘retrogusto’ di bossanova. Dopodichè, lasciati conquistare dai lievi fraseggi elettrici di Johnny Greenwood. E poi ancora dal canto di Thom Yorke che porta meraviglia, specie là su quella nota dove finisce la melodia principale e parte quella secondaria.

Infine, una serie di rullate che danno inizio al turbine psichedelico fatto di chitarre elettriche stratificate che salgono di tono e danno la sensazione di un’irresistibile ascensione. Un effetto ‘a spirale’ molto particolare che si può sperimentare anche ascoltando la pinkfloydiana “Echoes”.

Che altro dire? Acerbi ed inesperti fin che volete, ma nel lontano 1993 i 5 ragazzi dell’Oxfordshire sapevano già il fatto loro. Il brutto anatroccolo forse non è poi così brutto come lo si dipinge.

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Posted by Francesco Potestà

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