DEPECHE MODE
1990
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Depeche Mode, ovvero 30 anni di onorata carriera sotto il segno dell’elettronica. Penso sia il caso di rendergli questo piccolo tributo in prosa.
Si può discutere se abbiano fatto o meno il loro tempo (io dico di si), ma di certo Dave Gahan e soci si sono meritati un posto di primo piano nell’olimpo musicale.
Grazie alla loro opera, l’elettronica si è arricchita di 1000 idee e 1000 colori a cominciare dal synth pop degli esordi fino alla svolta dance degli ultimi anni. E nel mezzo una formidabile decade (’86/’95) in cui la band ha dato il meglio di sé prima che Alan Wilder abbandonasse la formazione.
La vera svolta arriva nel 1886 con un album illuminato come “Black celebration” in cui la parola d’ordine del gruppo è sempre l’elettronica. Ma dal pop leggero tipico degli anni ‘80 si giunge, attraverso l’influenza del rock e della new wave, ad atmosfere più scure, riflessive e penetranti. E su quella scia seguono altri dischi fondamentali come “Music for the masses“, “Violator” e “Songs of faith and devotion“.
“Enjoy the silence” è uno dei più bei fiori all’occhiello della formidabile coppia Gore/Wilder ed ovviamente non solo per la copertina in questione. Come tutto il resto del repertorio, anche questo è un brano composto da Martin Gore che forma una prima elementare versione acustica. Poi il materiale viene riarrangiato ed orchestrato ed in questa seconda fase è decisivo l’apporto di Alan Wilder.
Sin dai primi secondi si sente che il gruppo ha raggiunto la piena maturità artistica. Ascolta ad esempio come i cori sintetizzati fanno parte del tessuto ritmico senza mai diventare invadenti né macchiettistici. La voce profonda di Dave Gahan riesce a trasmettere confdenza e intensità, ma i meriti di questo singolo sono davvero tanti.
Di certo, il messaggio che trasmette il testo ha dato un contributo notevole al suo successo. Così come il semplice e lento riff di chitarra che ha un’incredibile capacità di scavare in profondità. Ma anche la produzione di Flood, il suono pieno di riverbero e l’uso degli strumenti tradizionali (chitarra e batteria in primis) giovano moltissimo a una canzone e a un album monumentali.
Questo singolo ha avuto un successo di massa enorme ma è inappuntabile anche dal punto di vista artistico. Negli anni successivi pioveranno innumerevoli cover e altrettanti remix, anche degli stessi Depeche Mode.
Ma sono tutte repliche che appassiscono inevitabilmente di fronte alla freschezza ancora intatta della ‘rosa originale’.
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