GLORIA
PATTI SMITH GROUP
1975
Non si può certo dire che Patti Smith non sia una donna capace di prendersi le sue responsabilità. Se ripercorri la sua biografia musicale ed extra-musicale, questo risulta piuttosto evidente.
Lo si capisce già dalla frase con cui apre il suo primo disco. Come una folgore che attraversa il cervello lasciando in sospeso tante possibili riflessioni:
“Gesù è morto per i peccati di qualcuno, ma non per i miei“ … … …
Al di là di queste considerazioni, Patti non poteva trovare brano migliore per iniziare la carriera. Una canzone piantata nel cuore degli anni ‘70, profondamente radicata nel passato ma che allo stesso tempo lancia segnali forti e inequivocabili del prossimo, imminente futuro. Ovvero di quella rivoluzione musicale nota a molti sotto il nome di punk.
Una canzone dunque che lancia un segnale ben preciso. Per intenderci, non mi riferisco alla tanto sbandierata storiella sull’anarchia. Non è di questo che si tratta! Si tratta invece di intraprendere nuovi sentieri, nuovi territori senza rinunciare ad essere se stessi.
Il Patti Smith Group si confronta con la tradizione, ovvero con ciò che già esiste e lo integra con la propria personale visione della musica, ovvero con ciò che si è. E ne viene fuori un capolavoro!
“Gloria” è un brano degli anni ‘60 di Van Morrison quando ancora militava nei Them. Qui il gruppo fa una cosa semplicissima: mantiene il ritornello del brano originale e lo avvolge nel mantello regale del blues. Un blues che parte lento sulle note del piano e sale man mano di velocità mantenendo però un’intensità elevata e costante. Formidabile!!!
La performance di Patti Smith è magistrale. La “sacerdotessa del rock” è visionaria ed inebriante. Il suo canto non è represso e non si limita a ripetere formule predefinite, ma si lancia in vocalizzi audaci e sembra davvero posseduto da un profondo ed autentico coinvolgimento.
Musica che vola sulle ali dell’entusiasmo. A un certo punto la chitarra di Lenny Kaye dà la sensazione fisica di partire al galoppo verso l’orizzonte.
Un orizzonte il cui nome è G-L-O-R-I-A.
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Amo Patti Smith,con la sua voce, rabbiosa, febbrile, dolente, ha incarnato una delle figure femminili più dirompenti della storia del rock…ottimo post!