John Barleycorn must die - Traffic

November 9th, 2010

traffic-john_barleycorn_must_dieJOHN BARLEYCORN MUST DIE

TRAFFIC

1970

*per ascoltare clicca sul titolo della canzone

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L’incantesimo ha inizio … parte sin dalle prime note di chitarra.

C’è da restare folgorati !!!

Effettivamente, “John Barleycorn must die” nella versione dei Traffic è una delle più favolose ballate acustiche di ogni tempo.

E’ il capolavoro di Stevie Winwood che riprende un canto di origine celtica risalente al ‘400 e lo rivisita con un imperioso e carezzevole arrangiamento chitarristico. A completare la magia provvedono il flauto fiabesco e delicato di Chris Wood, la meravigliosa ugola dello stesso Winwood e la seconda voce di Jim Capaldi.

E’ un brano altamente evocativo e decisamente autonomo, che non ha bisogno cioè di ulteriori strumenti. Il pianoforte, le percussioni e il tamburello pur essendo presenti, suonano poco e a basso volume. Insomma, entrano in punta di piedi per non spezzare questa delicata, sublime atmosfera.

Dicevamo delle sue origini lontane. Nella tradizione popolare inglese, John Barleycorn è un personaggio immaginario che incarna lo spirito del grano e consente la sua trasformazione in alcool. In pratica è il padre della birra, del whisky e di tutte le bevande che si ottengono attraverso il grano. Concepito in segno di gratitudine, il testo allude con linguaggio poetico e metaforico al processo di lavorazione del frumento.

Winwood e soci hanno attinto a piene mani dalla storia per concepire questa canzone che dà il titolo a un album ispiratissimo, beatamente sospeso tra folk, jazz, progressive rock e soul bianco. Un album che è nato in maniera piuttosto singolare.

Infatti, dopo 3 splendidi anni vissuti senza un attimo di tregua (’67/’69), a causa soprattutto delle divergenze tra Steve Winwood e Dave Mason l’avventura dei Traffic sembrava davvero conclusa. E a questo punto, il precocissimo Winwood prima si getta nell’interessante parentesi dei Blind Faith con Eric Clapton, Rich Grech e Ginger Baker e poi si mette al lavoro per un progetto solista che nelle sue intenzioni dovrà chiamarsi “Mad shadows“.

L’idea è quella di dilatare la struttura dei pezzi con aperture verso il jazz e il progressive rock sfruttando il proprio enorme e multiforme talento strumentale. Ma durante la lavorazione si accorge che proprio gli altri due ex-membri dei Traffic, Jim Capaldi e Chris Wood, sono i suoi collaboratori più attivi e partecipi.

A questo punto la cosa più naturale da fare è quella di proseguire con l’avventura Traffic. La band andrà avanti qualche anno e si scioglierà nel 1974 lasciando ai posteri altri ottimi lavori oltre a questo che rappresenta di sicuro il loro vertice.

Sublime, favolistico e portatore di consapevolezza, John Barleycorn ci ricorda che ogni passaggio, ogni trasformazione, in definitiva ogni raggiungimento richiede in qualche modo che qualcosa muoia dentro o fuori di noi!

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Posted by Francesco Potestà

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