THELONIOUS MONK
1957
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Trovare qualcuno che sappia davvero giocare con la musica è cosa assai rara. Sono necessari fantasia brulicante e finezza di tocco, ma anche una profondità di visione che solo pochi eletti possono vantare.
Un maestro in questa particolarissima forma d’arte è stato certamente Thelonious Monk. Quali meravigliose idee e che gioco squisitamente prezioso è riuscito a regalarci il jazzista americano!
Questo geniale e indomito ‘Peter Pan’ delle 12 note non ha mai proposto facezie fini a se stesse. Piuttosto ha ricondotto l’imprevedibile follia del suo stile all’armoniosa unitarietà della composizione musicale, ricavando dalle sue continue mattane un profluvio di capolavori che destano ammirazione oggi come allora.
Nell’incantatorio parco giochi di Monk troviamo note in anticipo o in ritardo sul tempo previsto, accenti spostati, accordi sbilenchi, note dissonanti, frasi ossessive, silenzi d’inaudita espressività. Un laboratorio d’invenzioni da cui sono scaturite continue sorprese che hanno arricchito, in maniera pressoché unica nella storia della musica, l’intero corpus della sua opera.
Il brano su cui ci soffermiamo qui è “Pannonica“, dedicato con gratitudine alla baronessa inglese Nica de Koenigswarter, ammiratrice e benefattrice del musicista nell’arco di tutta la sua carriera. Si tratta di una delle più fragorose composizioni monkiane, qui presentata nella splendida versione realizzata per “Brilliant corners“, disco della definitiva consacrazione ed uno dei suoi migliori di sempre.
L’estremo fascino del pezzo stuzzica la fantasia dell’ascoltatore sin dalla sua anomala struttura che presenta 33 battute al posto delle classiche 32. Ma quel discolo di Thelonious tira fuori dal cilindro altre magiche stranezze. L’uso alternato e contemporaneo del pianoforte e di una celesta trovata in studio il giorno dell’incisione dona un’aura di leggerezza che fa da contraltare alle dissonanze sparpagliate lungo tutto il brano. Superbo esempio della musica di questo illuminato giocoliere delle note, “Pannonica” rivela un equilibrio sempre fragile e per questo ancor più delizioso.
Una instabilità di fondo che è costante irrinunciabile del suo universo sonoro e che non mancherà di allietare i sensi di tutti gli ascoltatori che non hanno perso la capacità di meravigliarsi.
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