Sad mood - Sam Cooke, la voce del soul

December 29th, 2010

sam_cookeSAD MOOD

SAM COOKE

1960

*per ascoltare clicca sul titolo del brano

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Sia resa lode al soul perché ci ha regalato alcune delle più grandi voci di sempre.

Fare un elenco anche approssimativo dei suoi protagonisti sarebbe impresa lunga e faticosa anche perché dovrebbe abbracciare oltre mezzo secolo di storia fitta fitta.

La quantità e la varietà dei talenti a cui si può fare riferimento è davvero notevole. Ciononostante non è ingenuo né fuori luogo affermare che la voce soul per eccellenza è quella di Sam Cooke.

La levità, l’intensità, il controllo e soprattutto la purezza cristallina del suo canto sono qualità uniche ed ineguagliate persino in un panorama estremamente ricco come quello del soul.

Se poi ci aggiungiamo una spiccata dote compositiva e delle ottima capacità imprenditoriali e gestionali del proprio materiale, ecco che abbiamo un artista a tutto tondo che si inserisce prepotentemente tra i grandi musicisti del ‘900. E questo nonostante la morte precoce avvenuta l’11 dicembre del 1964 in circostanze mai del tutto chiarite.

La sua carriera è disseminata di singoli immortali e spesso reinterpretati da altri : “You Send Me“, “Chain Gang“, “Wonderful world“, “Another Saturday Night“, “Sad Mood“, “Bring it on Home to Me“, “A Change Is Gonna Come“. Inoltre Sam Cooke si dimostro abile anche nella più impegnativa dimensione del disco a 33 giri, di cui aveva intuito le potenzialità in anticipo sui tempi (come nel superlativo “Night beat” del ‘63).

Per un artista di questo calibro, “Sad mood“ è un brano ideale per fare ingresso nel suo mondo sonoro. Uscita nel dicembre del 1960, questa canzone che pesca a piene mani ed in egual misura sia dal gospel che dal blues, a modo suo riesce a raccontarci tutta la carriera del nostro eroe.

Ci racconta della fortunata esperienza negli anni ‘50 come voce guida dei Soul Stirrers, la storica formazione gospel attiva ininterrottamente dal 1926 sino ad oggi. Ci racconta della sua formidabile capacità di coniugare il gospel del suo primo mondo con le strutture arcane del blues, ma anche con la leggerezza del pop e la vivacità del rock’n'roll.

E infine ci racconta di un canto limpido e suadente, in grado d’essere pulito e flessuoso come non mai. Basta davvero poco per accorgersi che 1) Sam Cooke aveva una padronanza vocale spaventosa e che 2) un ascolto attivo focalizzato sul suo modo di cantare procura beatitudine immediata.

Ma in questo pezzo ritroviamo anche molti altri elementi ricorrenti nella sua musica : la deliziosa linea di piano che suona note altissime, l’intervento romantico e discreto degli archi e il coro doo-wop che qui è più originale che mai nel riproporre il classico call-and-response in una struttura blues.

L’inaspettato successo commerciale del brano in questione fu particolarmente importante perché permise a Sam Cooke di proseguire e approfondire la strada intrapresa.

Una strada maestra che ben presto sarebbe stata ribattezzata musica soul.

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Posted by Francesco Potestà

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