
1995
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Ambigua, inquieta e grintosa. Lei è PJ Harvey, cantautrice inglese nata nelle campagne del Dorset.
Una musicista che esprime senza inibizioni tutte le sue visioni e ossessioni, spesso sconfinando in palesi esibizioni teatrali. Ma capace anche di comporre (e interpretare magnificamente) alcune tra le più belle canzoni degli anni ‘90 e oltre.
La sua carriera è stata un susseguirsi di splendide intuizioni ed eccessi spesso gratuiti. Specchio fedele di un innegabile talento ma anche di un carattere bizzoso ed incostante.
Insomma, una personalità tutta pepe. Prendere o lasciare … oppure ancora, prendere solo il meglio.
Suoni scarni e cupi, voce profonda e viscerale, blues tenebrosi e attitudine punk-rock. Polly Jean è una musicista debitrice sotto molti aspetti di alcuni illustri predecessori come Nick Cave, Iggy Pop e Patti Smith.
Inizia la carriera con due album potenti, spartani e molto ben fatti(”Dry” e “Rid of me”). Poi nel 1995 con “To bring you my love“, PJ Harvey inizia una lunga collaborazione col musicista-produttore John Parish. Nel frattempo, comincia ad allargare le sonorità aggiungendo archi, organi ed effetti elettronici.
E, come in quasi tutti i suoi lavori, anche qui piazza 3 o 4 brani da manuale.
“Send his love to me” è una preghiera accorata senza un destinatario preciso. Un brano semplicissimo con la chitarra acustica che esegue un saliscendi armonico di due accordi. L’effetto magnetico che ne deriva è tanto potente quanto immediato.
Un effetto amplificato dall’invocazione che arriva proprio nell’unico cambio di tonalità: “chiamando Gesù, prego affinchè mi invii il suo amore.”
Niente batteria, solo percussioni e marimba che danno un’impronta solenne. L’organo e l’intervento degli archi aggiungono toni di misticismo. E poi Polly Jean è bravissima nelle variazioni del timbro vocale.
Basta ascoltare la canzone. E’ la musica stessa ad inviarci l’amore.
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