
NICK DRAKE
1969
*per ascoltare clicca sul titolo della canzone
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Ero solo e ad un certo punto ho sentito una musica con una grazia e una purezza mai udite prima
… mi sembrava di contemplare la rugiada del mattino e di farlo con animo candido e sereno
… e mi son sentito lieve, così lontano dagli affanni terreni, più celeste che mai.
Lo so, è difficile trovare le parole. Sto solo cercando di darti un’idea delle sensazioni che provo quando ascolto Nick Drake.
Oggi sono in molti a cantarne le lodi, eppure all’epoca i suoi dischi vendettero pochissimo.
Ma col passare del tempo quella musica eterea, eternamente sospesa tra cielo e terra, ha cominciato ad affermarsi tra appassionati e addetti ai lavori. Ed infine negli anni ‘90, Nick Drake e diventato un personaggio di culto, un punto di riferimento imprescindibile specie per i chitarristi acustici e gli appassionati del folk.
Nick era un ragazzo schivo, dal carattere mite e silenzioso, insofferente ai concerti, alle interviste e alle promozioni. Si trovava più a suo agio in una dimensione intima come quella di uno studio di registrazione. Certamente un luogo più adatto per dar voce al suo incantevole e poetico universo interiore.
Il ragazzo è giovanissimo ma possiede una lucidità ed una sensibilità musicale strabilianti. L’esordio, “Five Leaves Left” del 1969, è il primo frutto di un talento smisurato ma se ne accorgono in pochi, anzi pochissimi. L’anno successivo è la volta di “Bryter Layter“, disco leggermente più elaborato ma accolto con la stessa indifferenza del predecessore. Quando nel 1972 esce “Pink Moon“, terzo ed ultimo album per sole chitarra e voce, Nick è già ammalato di depressione e fa abuso di farmaci. E’ il triste preludio alla fine che giunge repentina nel 1974.
Ma la sua musica baciata dalla grazia sopravvive più luminosa e illuminante che mai. Vanno ricordati anche i formidabili compagni d’avventura di quel periodo : Joe Boyd (talent-scout e produttore tra i migliori al mondo), Robert Kirby (amico di vecchia data e arrangiatore degli archi) e diversi sessionman di assoluto prestigio come Richard Thompson, John Cale, Danny Thompson e Dave Pegg.
In questo che è il brano d’apertura del primo album, al fianco di Nick ci sono alcuni tra i più grandi musicisti del folk inglese di ogni tempo: Richard Thompson dei Fairport Convention alla chitarra elettrica, Danny Thompson dei Pentangle al contrabbasso e il sessionman Paul Harris al piano. Lo stile country della chitarra elettrica e quello jazz del contrabbasso, danno alla composizione un sapore inimitabile.
E ovviamente lui, Nick Drake che giganteggia sulla sua leggendaria Guild acustica con continui arpeggi. La dolcezza e la precisione del fraseggio, così come l’impressionante abilità con cui mette insieme melodia e accompagnamento sono doti rarissime in un chitarrista. Poi arriva quella voce sobria e leggiadra che sul registro basso trasmette tanta intimità. Il canto attacca sempre in leggero ritardo e si dispiega attraverso melodie che non hanno alcun termine di paragone.
Insomma, tutto ciò che Nick Drake ha prodotto in soli 4 anni è meritevole di gratitudine imperitura. Musica che possiede la stessa disarmante espressività di questa canzone stracolma di poesia.
Un’aura magica l’avvolge : forse invisibile, ma certamente presente e palpabile.
“E il tempo mi ha detto
Di non chiedere di più
Un giorno il nostro oceano
Troverà la sua riva”
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Sono molto contenta di questo articolo, Nick Drake è troppo poco conosciuto, soprattutto in Italia. Una splendida stella cometa, troppo sensibile per brillare a lungo in questo mondo…
Già, troppo fragile e sincero.
Grazie a te Laura!