
Per me, ascoltare musica è un atto magico.
Ma non è l’unico. Al suo fianco, c’è la meditazione.
La musicologia è una pratica che coltivo da parecchi anni (e visitando il blog ti risulterà chiaro) mentre la meditazione è una scoperta più recente.
Sulla base della mia esperienza, ti posso dire che entrambe queste pratiche sono una continua fonte di benefici. E a ben guardare, ho trovato moltissime affinità tra musicologia e meditazione.
Prima di tutto hanno in comune uno scopo semplice e preciso: sviluppare la capacità di ascolto. Ma c’è dell’altro.
Entrambe aiutano a fare emergere progressivamente la nostra parte inconscia. Entrambe stimolano lo sviluppo di sensibilità che è una condizione fondamentale per l’ascolto. Ed entrambe stimolano il potenziale interiore della creatività.
Ma soprattutto richiedono di abbandonarsi e di lasciare che tutto scorra. Abbandonare se stessi, i bisogni, le ansie e tutti i pensieri che affollano la mente.
Proprio così! Ti sto dicendo che come per la meditazione, anche una musica che venga afferrata dal pensiero cesserebbe subito di essere tale.
Solo di fronte a te stesso, esse richiedono la tua completa dedizione nella ricerca del silenzio.
Ma tieni sempre presente che ciò che davvero conta non è riuscire, ma provare.
E quando finalmente l’io non si identifica più con la mente, arriva l’attimo in cui tutto si annulla e tu semplicemente senti. E godi.
C’è forse un confine, una linea di separazione tra meditazione e musicologia?
Chissà! Ma quante volte mi è capitato di cercare una e invece trovare l’altra. E quante volte ancora mi è capitato che fossero la stessa cosa.
Se sei interessato e vuoi approfondire l’argomento meditazione, visita TeStesso.com . Lì potrai trovare molte risorse utili: i vari tipi di meditazione, i maestri spirituali, libri e tanti consigli pratici.
In ogni caso, che si tratti di una o dell’altra, buon ascolto!
“Sii scientifico con gli oggetti, musicista con le persone e meditativo con te stesso.
Quando queste tre qualità si incontrano nasce una grande gioia.”
(tratto da “La via del cuore” - Osho)
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