
Che stupore ogni volta che ascoltiamo una musica capace di coinvolgerci al punto da farci assaporare il sublime.
Di fronte a tanto splendore, penso sia capitato a tutti di chiedersi come sia stato possibile produrre un risultato del genere.
A me capita spesso di pormi domande del tipo : cosa pensava e cosa sentiva il compositore? Cosa è successo nel momento in cui è giunta l’ispirazione? Insomma, da dove e come sgorga la creatività musicale?
Certo non è pensabile una risposta razionale a queste domande, ma forse è possibile tracciare un quadro di riferimento per capire quali siano le basi della creatività.
Per comodità, possiamo suddividere la creatività di un cervello musicale in 3 macro-aree di funzionamento. Se vi è un elemento che le unisce e comprende tutte, questo è la passione.
RICERCA
La ricerca è la premessa, il presupposto essenziale di una creatività musicale. Ciò che la alimenta è la curiosità ovvero quell’impulso costruttivo che ci spinge verso ogni forma di novità allo scopo di trovare soluzioni inedite. Infatti il modo giusto di fare una cosa (così come le soluzioni definitive ed indiscutibili) significano la morte della creatività.
La storia dimostra che tutti i grandi musicisti e compositori hanno sempre cercato nuovi spazi in cui poter rischiare, esplorare, sperimentare il proprio potenziale. Quindi per un cervello creativo la sperimentazione è una priorità assoluta, un bisogno inestinguibile. Egli cerca sempre di cambiare prospettiva per espandere i propri limiti e lo fa affondando le proprie radici nelle profondità degli strati inconsci da dove estrae linfa vitale per trovare espressione.
Vi è sempre un equilibrio di fondo che costituisce un tratto comune ad ogni musica creativa e consiste nella capacità di violare le aspettative dell’ascoltatore senza però negarsi completamente ad esse. Spesso ciò che ci appare strano o stravagante, si dimostra geniale col passare del tempo. Così come è altrettanto vero che è facile sventolare la bandiera della creatività ricorrendo ad eccessi e a forme di novità solo apparente.
In questi casi, nulla meglio del tempo ci permette di capire ciò che resiste alle mode e all’usura da ciò che è provvisorio. Soprattutto ci permette di distinguere ciò che è frutto di un nuovo linguaggio espressivo rispetto a ciò che nasce prevalentemente da un nuovo linguaggio tecnico.
ANALISI
Niente si crea dal niente ma tutto si trasforma. Su questa semplice legge si basa la seconda funzione di un cervello creativo ovvero la capacità di analisi. Questa permette al musicista di studiare le caratteristiche e le singole componenti di un insieme e contemporaneamente sentire l’emozione che questo produce. Percependo e utilizzando anche la parte inconscia, il cervello è in grado di sentire su più livelli una composizione musicale.
Allo stesso modo, nell’atto di comporre il cervello mantiene l’equilibrio e non perde mai di vista l’armonia dell’insieme e il suo risultato complessivo. Sarà così in grado di selezionare e combinare nei modi e nelle proporzioni appropriate elementi musicali preesistenti così da formare una nuova opera dotata di una propria autonomia e di una propria peculiare atmosfera.
Negli ultimi decenni, specie nelle civiltà occidentali, si è andato diffondendo il mito dell’originalità come se si potesse creare qualcosa dal nulla. Vi è la tendenza ad associare la creatività a forme musicali insolite e stravaganti o semplicemente diverse da ciò che si ascolta di solito. Per questo motivo dobbiamo sempre tenere presente che la creatività non ha nulla a che fare con tutto ciò.
La musica è energia che si tras-forma, ossia assume innumerevoli forme. Nessuno crea, ma chiunque può comporre. E l’analisi è un momento vitale della creatività. Attraverso di essa il cervello può padroneggiare timbri, tonalità, ritmi, armonie, melodie, accenti e via via tutti i molteplici elementi di una musica.
ISPIRAZIONE
La ricerca e l’analisi sono funzioni propedeutiche a quella che è la fase culminante di un processo creativo ovvero l’ispirazione. Tutt’altro che figlia dell’irrazionalità e del caos, l’ispirazione trae la sua origine dalla sospensione del pensiero. In questo stato particolare di vuoto, la mente è ricettiva e gli elementi precedentemente immagazzinati nella ricerca e studiati nell’analisi si uniscono e si susseguono in maniera del tutto naturale.
Come ho trattato diffusamente nell’e-book “I semi dell’armonia musicale“, la condizione indispensabile perché si sia in grado di riconoscere questo stato è il silenzio. Appare ovvio come tutto ciò sia reso possibile da un contatto con il proprio inconscio che restituisce sotto forma di musica ciò che era stato seminato in precedenza.
Come sarà capitato a ciascuno di noi, il momento dell’ispirazione è scandito da un’intuizione ovvia, potente e solare. E quando passa, essa torna a sembrarci misteriosa ed incomprensibile. Per questo motivo così tanti geni musicali hanno dichiarato di aver riconosciuto l’ispirazione, di sentirsene posseduti e di aver fatto semplicemente da tramite, da messaggero.
Va anche detto che lo stato d’animo è solo un punto di partenza per chi compone ma non è il fattore determinante. A volte, anzi spessissimo, l’autore riesce a scrivere musiche in risposta al proprio stato d’animo e quindi in contrasto con esso. Questo ci aiuta a capire che non esistono situazioni favorevoli all’ispirazione, esiste solo la capacità di riconoscere l’ispirazione.
La creatività quindi è un insieme di più funzioni che necessitano di una contemporanea armonizzazione tra le parti. Oppure per dirla con le parole di Patti Smith:
“Per me l’artista è colui che si lascia andare completamente, ma poi si riconnette a ciò che lo circonda.”
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