
Quest’oggi, il nostro personalissimo viaggio tra gli strumenti musicali ci conduce ai suoni caldi e avvolgenti del sassofono.
Come spesso accade in questi casi, il nome è dovuto al suo inventore Adolphe Sax che lo brevettò il 22 giugno del 1846. Sin da subito fu chiaro che lo strumento apriva nuovi favolosi scenari al mondo della musica.
Il suo suono così particolare è provocato dalle vibrazioni di una sottile ancia di legno mentre la regolazione della sua altezza avviene attraverso dei fori sul corpo dello strumento i quali sono controllati da chiavi.
Nella numerosa famiglia dei sassofoni, i più noti ed usati (in ordine dal più grave al più alto) sono il baritono, il tenore, il contralto (vedi foto) ed il soprano.
Tanto per cominciare cercherò di sedurre le tue preziose orecchie con il jazz di Lester Young. Nelle famose session del 1952 con l’Oscar Paterson Trio, il musicista americano si confronta con diversi celebri standard. Tra le diverse perle troviamo questa “These foolish things” del 1936 che risplende in tutta la sua romantica sensualità.
Innegabilmente, tra le mani di Lester Young il sax tenore ha raggiunto momenti di straordinaria soavità e delicatezza. In particolare, i passaggi dal registro grave all’acuto sono di una fluidità impressionante impedendo in tal modo che l’atmosfera si disperda. In un contesto del genere, il suo stile rilassato calza a pennello mentre i suoi fraseggi pur possedendo un alto grado di sofisticazione risultano sempre perfettamente intellegibili.
Ed adesso una bella scossa dato che passiamo al rock di Bruce Springsteen. Il sassofono di Clarence Clemons è sempre stato un pilastro fondamentale della E Street Band e spesso ha svolto un ruolo di primo piano in molti pezzi del Boss. Un esempio lampante è questa “Spirit in the night“, qui riproposta in una bella versione tratta da un concerto tenuto a Los Angeles nel 1973.
Springsteen è al pianoforte, strumento che nella prima parte di carriera riveste un ruolo centrale nelle sue composizioni come in questo caso. Il sax tenore di Clemons prima suona la melodia di base per poi raddoppiare il basso e completare i versi con deliziosi fraseggi. Nell’assolo si concede le più tipiche divagazioni blues assecondando il mood del brano.
Infine ho scelto il David Bowie di “Neukoln“, uno dei meravigliosi strumentali contenuti nello spettrale ed epico “Heroes” del 1977. Il sassofono ha potenzialità espressive illimitate ed effettivamente in questo brano si possono apprezzare caratteristiche e modalità d’esecuzione magari meno conosciute, ma di gran fascino.
Il sintetizzatore domina un paesaggio sinistro ed inquietante fino a quando viene squarciato (e sublimato) da un sassofono contralto suonato dallo stesso Bowie che audace come non mai, si lancia in una serie di assolo stranianti. Una performance sbalorditiva, fatta di dissonanti melodie dai sapori mediorientali e da una ricerca timbrica esasperata che scava tra le note basse prima di concludere in un lacerante mugolio.
Un finale forse bizzarro … probabilmente spiazzante … sicuramente geniale.
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