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CineMusica - Woody Allen e il jazz di Django Reinhardt

June 2nd, 2010

woody_allen_accordi_e_disaccordi” Vagando tra i sentieri del cinema, a volte capita di imbattersi in film particolari, dove la musica è fonte d’ispirazione vitale, dove c’è molto da vedere e molto da ascoltare.”

Accordi e disaccordi (USA - 1999)

Regia : Woody Allen

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Oggi voglio parlarti di uno dei film più interessanti che mi sia mai capitato di vedere : ”Sweet and lowdown” di Woody Allen, presentato nelle sale italiane con un più semplicistico “Accordi e disaccordi“.

Come certo saprà chi ne apprezza i film, Woody Allen oltre alla sua attività di cineasta, si diletta anche come musicista. Ha tenuto centinaia di serate e diverse tournée. Il suo strumento è il clarinetto e il suo genere preferito è il jazz di cui è grande amante ed esperto.

Nella sua filmografia sono parecchie le escursioni in campo musicale sia a livello narrativo sia per quanto riguarda la minuziosa cura delle colonne sonore. Con questa splendida pellicola Allen rende un omaggio appassionato e affettuoso, ma anche pungente e sarcastico, al jazz degli anni ‘30 e firma uno dei suoi capolavori.

Attraverso una biografia immaginaria (e cioè utilizzando il metodo del finto documentario già provato con successo in “Zelig“), il regista ci presenta Emmet Ray, un ipotetico chitarrista jazz dotato di tecnica sopraffina e geniale talento.

Emmet è talmente dotato che potrebbe essere indiscutibilmente il migliore al mondo se non fosse per “quello zingaro che vive a Parigi” ovvero Django Reinhardt (1910-1953) che lui venera con maniacale ossessione.

Grande prova di Sean Penn che offre una versione scintillante di questo personaggio meschino, bizzoso e completamente irresponsabile. Un uomo che affronta una serie di peripezie tragicomiche, che fugge da se stesso e dagli altri, che è incapace di apprezzare il proprio talento e che alla fine dovrà fare i conti con la propria miseria.

Decisamente azzeccata la scelta delle due protagoniste femminili: una tenera Samantha Morton nella parte della lavandaia muta Hattie e una torbida Uma Thurman nel ruolo della sofisticata Blanche. Due donne agli antipodi che, seppure in modi diversi, permetteranno a Emmet di prendere coscienza di sé.

Film delizioso dove i momenti di divertimento e gli spunti di riflessione vanno sempre a braccetto. Non vado oltre nel racconto, se non per dire che certe scene sono davvero esilaranti come quella della discesa su una mezzaluna o della fuga rocambolesca per paura di incontrare Django.

Ma ci sono tanti altri motivi per cui vedere questo film :

- L’omaggio indiretto ed assolutamente meritato di un gigante della musica jazz come Django Reinhardt. Tutti dovrebbero fare conoscenza della sua arte e giustamente Allen gli ha reso un sacrosanto tributo.

- La bellezza della colonna sonora che aggiunge valore all’autorevolezza documentaristica della musica e dello stile di vita di quel periodo. Efficacissime a questo proposito le finte interviste.

- La critica acuta e sottile nei confronti del pensiero comune che tende ad associare i valori morali a quelli artistici come se fossero un tutt’uno inseparabile.

- Il buon gusto nelle innumerevoli citazioni letterarie, musicali e cinematografiche (su tutte “La strada” di Fellini). Questo della citazione è un tratto tipico nei film di Woody Allen.

Ho sempre apprezzato questo suo modo di fare cinema, la sua vena leggera e al contempo ambiziosa. Lo stesso regista, nel presentare il film ha affermato :

Mi piace mettere citazioni di film nelle mie opere. Ci sono i critici per scoprire tutto ciò e, mi auguro, anche gli spettatori disposti a conquistarsi una memoria cinematografica“.

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Educazione & Cultura | Posted by Francesco Potestà