
BEN HARPER
1995
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Ascoltare un brano capace di trasmettere una forte carica spirituale è cosa rara.
Con un artista come Ben Harper le possibilità che ciò avvenga si fanno decisamente più alte, anche tenendo conto della sua predilezione per le tonalità introspettive nelle ballate affrontate in solitudine e del suono diretto e viscerale della sua band.
Prendiamo ad esempio un brano come”Another lonely day“, dove tutto è costruito sulla chitarra acustica e sulla tipica voce calda e sommessa di Ben. Qui l’essenzialità dei suoni è determinante non solo per amplificare il potere spirituale, ma anche per far risaltare la strepitosa architettura della composizione.
La chitarra alterna accordi e note singole creando uno strepitoso senso ritmico mentre la parte vocale si muove in continuazione senza mai ripetersi. Il flusso naturale della melodia prosegue anche nel ritornello che Ben riesce a modellare tramite due varianti che gli conferiscono una bellezza e un’intensità ancora maggiore. Per me, questo pezzo è stato un colpo di fulmine e penso che sia un notevole biglietto da visita per chi non ha mai avuto a che fare con le sue canzoni.
Originario di Claremont, paese a 80 km da Los Angeles, Ben Harper ha la musica nel proprio destino ancor prima di nascere. In famiglia infatti sono tutti musicisti professionisti : il padre è un percussionista, la madre è cantante e chitarrista, il nonno liutaio e la nonna anch’essa chitarrista.
Insomma l’ambiente in cui cresce non può che indirizzarlo e favorirlo nel perseguire la stessa via. Il museo di folk music gestito dai nonni è decisivo per la sua formazione e intanto lui si mette in luce dimostrando sin da subito grandi capacità nel suonare la chitarra acustica. L’amore per i suoni slide di bluesman come Robert Johnson lo induce a specializzarsi nella lap steel, chitarra che va suonata tenendola appoggiata sulle cosce.
L’ascesa è talmente rapida che a soli 24 anni il ragazzo californiano pubblica il suo primo disco solista (”Welcome to the cruel world“, 1994) dopo aver sottoscritto un contratto con la Virgin. La sua musica va dal gospel al funk più torrido, spaziando attraverso ogni forma di folk americano e caraibico delle radici con uno stile in cui hanno buon gioco gli impasti tra chitarra slide, basso e percussioni.
A partire dal secondo album “Fight for your mind“, assieme a Ben suonano stabilmente gli Innocent Criminals ovvero Juan Nelson al basso, Oliver Charles alla batteria e Leon Mobley alle percussioni. Il sodalizio artistico con gli Innocent Criminals è assai proficuo e negli anni si trasformerà in un rapporto simbiotico così come era già successo ad esempio per Neil Young e i Crazy Horse o Bruce Springsteen e la E Street Band.
La vena compositiva negli ultimi anni si è un po’ esaurita finendo con l’appiattire il percorso creativo del nostro. Ma negli anni ‘90, Ben Harper ha sfornato una splendida serie di dischi cosicché almeno i primi 4 album sono decisamente consigliabili per ogni amante del rock, del reggae e del folk tout court.
In effetti, la musica eclettica di Ben ha l’innegabile pregio di consentire facilmente per chi lo desidera, di ampliare i propri gusti e le proprie conoscenze.
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