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Another lonely day - Ben Harper

April 29th, 2011

ben_harper

ANOTHER LONELY DAY

BEN HARPER

1995

*per ascoltare clicca sul titolo del brano

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Ascoltare un brano capace di trasmettere una forte carica spirituale è cosa rara.

Con un artista come Ben Harper le possibilità che ciò avvenga si fanno decisamente più alte, anche tenendo conto della sua predilezione per le tonalità introspettive nelle ballate affrontate in solitudine e del suono diretto e viscerale della sua band.

Prendiamo ad esempio un brano come”Another lonely day“, dove tutto è costruito sulla chitarra acustica e sulla tipica voce calda e sommessa di Ben. Qui l’essenzialità dei suoni è determinante non solo per amplificare il potere spirituale, ma anche per far risaltare la strepitosa architettura della composizione.

La chitarra alterna accordi e note singole creando uno strepitoso senso ritmico mentre la parte vocale si muove in continuazione senza mai ripetersi. Il flusso naturale della melodia prosegue anche nel ritornello che Ben riesce a modellare tramite due varianti che gli conferiscono una bellezza e un’intensità ancora maggiore. Per me, questo pezzo è stato un colpo di fulmine e penso che sia un notevole biglietto da visita per chi non ha mai avuto a che fare con le sue canzoni.

Originario di Claremont, paese a 80 km da Los Angeles, Ben Harper ha la musica nel proprio destino ancor prima di nascere. In famiglia infatti sono tutti musicisti professionisti : il padre è un percussionista, la madre è cantante e chitarrista, il nonno liutaio e la nonna anch’essa chitarrista.

Insomma l’ambiente in cui cresce non può che indirizzarlo e favorirlo nel perseguire la stessa via. Il museo di folk music gestito dai nonni è decisivo per la sua formazione e intanto lui si mette in luce dimostrando sin da subito grandi capacità nel suonare la chitarra acustica. L’amore per i suoni slide di bluesman come Robert Johnson lo induce a specializzarsi nella lap steel, chitarra che va suonata tenendola appoggiata sulle cosce.

L’ascesa è talmente rapida che a soli 24 anni il ragazzo californiano pubblica il suo primo disco solista (”Welcome to the cruel world“, 1994) dopo aver sottoscritto un contratto con la Virgin. La sua musica va dal gospel al funk più torrido, spaziando attraverso ogni forma di folk americano e caraibico delle radici con uno stile in cui hanno buon gioco gli impasti tra chitarra slide, basso e percussioni.

A partire dal secondo album “Fight for your mind“, assieme a Ben suonano stabilmente gli Innocent Criminals ovvero Juan Nelson al basso, Oliver Charles alla batteria e Leon Mobley alle percussioni. Il sodalizio artistico con gli Innocent Criminals è assai proficuo e negli anni si trasformerà in un rapporto simbiotico così come era già successo ad esempio per Neil Young e i Crazy Horse o Bruce Springsteen e la E Street Band.

La vena compositiva negli ultimi anni si è un po’ esaurita finendo con l’appiattire il percorso creativo del nostro. Ma negli anni ‘90, Ben Harper ha sfornato una splendida serie di dischi cosicché almeno i primi 4 album sono decisamente consigliabili per ogni amante del rock, del reggae e del folk tout court.

In effetti, la musica eclettica di Ben ha l’innegabile pregio di consentire facilmente per chi lo desidera, di ampliare i propri gusti e le proprie conoscenze.

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Il canzoniere | Posted by Francesco Potestà

Noise!!! Quando il rumore diventa musica.

June 11th, 2010

piano-preparato

Tuoni, fruscii, ronzii … che rimbombano acuti, striduli,sordi o fragorosi. Rumori su rumori su rumori … che volenti o meno, sono i nostri compagni di vita quotidiana.

Tante volte basta un semplice ed innocuo rumore per far partire una musica. Sì, perché a volte ci dimentichiamo che dal rumore può scaturire musica sublime.

L’idea di inserire il rumore in ambito musicale è iniziata nei primi anni del ‘900 anche grazie al contributo di pionieri laboriosi e ’sfortunati’ come Luigi Russolo. Gente che si è adoperata per dare dignità e valore a suoni generalmente bistrattati e ritenuti sgradevoli.

In inglese si dice noise. Quando si parla di noise music, si fa riferimento a una musica che si propone di fare del rumore un mezzo espressivo al pari di tutti gli altri suoni tonali. Scientificamente parlando possiamo dire che il rumore è un concetto della nostra mente con cui indichiamo un evento fisico-sonoro. Ma le nostre idee al riguardo sono poco chiare. Solo 2 fatti sono certi.

Il primo è che sul rumore abbiamo tanti preconcetti perché viene spontaneo associarlo a qualcosa di fastidioso o comunque di indesiderabile. Queste valutazioni preventive, che sono incise nella nostra memoria, limitano le nostre capacità d’ascolto.

Il secondo è che non esiste confine tra musica e rumore dato che fanno parte entrambi del mondo sonoro. Il più delle volte non facciamo caso a come i rumori possano risultare gradevoli e a quanto frequentemente essi siano parte integrante della musica.

Riflettendoci su, si può dire che nel rumore c’è una presa di coscienza immediata della materia che lo produce. Nel suono musicale invece tutto questo non conta o conta poco, perché la presa di coscienza appartiene a una dimensione spirituale che va oltre. E non vi è niente di più facile di un passaggio da una dimensione del rumore a una dimensione musicale.

Senti alcuni esempi di come rumore e musica possano benissimo coesistere in uno stesso suono.

Il primo è una sonata di John Cage tratta dalle sue sonate e interludi per piano preparato. Nei pezzi per piano preparato (vedi foto) si inseriscono tra le corde del pianoforte svariati oggetti (bulloni, pezzi di gomma, pezzi di plastica e noci). Con queste opere, Cage inizia i suoi studi sulla casualità. In pratica il musicista può decidere come preparare lo strumento ma non può avere pieno controllo sul risultato sonoro della sua opera.

Qui puoi ascoltare due melodie speculari. Le note alte della melodia eseguita con la mano sinistra sono pulite mentre quelle eseguite con la mano destra sono piene di rumori inaspettati e di dissonanze sorprendenti che offrono un’inedita base ritmica e danno un sapore tutto particolare alla composizione.

Di tutt’altro tipo di musica si occupano i Sonic Youth, sperimentatori assidui sul versante rumoristico. E’ stato il gruppo che meglio di chiunque altro ha promosso la ricerca e lo sviluppo del noise rock. Nella sua carriera, quel genio di Thurston Moore è stato capace di estrarre dalla chitarra rumori d’ogni tipo trovando tantissime soluzioni per dare valore aggiunto alla musica.

In questo breve pezzo intitolato “Drunken butterfly” (FAI ATTENZIONE AL VOLUME!!!) i rumori risaltano dappertutto. Dalla devastante introduzione di ogni strofa con la chitarra elettrica che conduce un assalto parossistico e atonale (proprio appunto di una ‘farfalla ubriaca’) fino al glissato che da colore e profondità alla parte intermedia.

Naturalmente anche nella musica dal vivo il rumore ha una valenza importantissima. In questo concerto del 1996, Ben Harper ricalca le orme di Jimi Hendrix attraverso l’utilizzo ispirato e innovativo della lap steel guitar, strumento che viene suonato tenendolo appoggiato sulle ginocchia. Il pezzo, “Ground on down“, è uno dei più belli della sua carriera e contribuisce a gettare ulteriore benzina sul fuoco.

Qui abbiamo un classico esempio di conclusione concertistica con il feedback di chitarra, ovvero il circolo perpetuo del suono attraverso gli amplificatori. Il feedback di chitarra è il rumore/suono per eccellenza dell’universo rock. Per il suo particolare potere onirico, è da considerare come parte integrante di una composizione musicale. Il finale è da pelle d’oca … lo strumento è lasciato sul palco come protagonista solitario e il suo suono ci conduce alla catarsi.

Come li vogliamo chiamare tutti questi suoni? Rumori? Certo, ma si tratta di rumori di sublime musicalità. Perché ciò che fa la differenza, come sempre, è l’attitudine e la disponibilità di colui che ascolta.

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Ascolto attivo | Posted by Francesco Potestà