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Vizi e virtù dell’insostenibile leggerezza del pop

April 28th, 2010

pop

Chiamala se vuoi insostenibile leggerezza del pop!

Nonostante l’evidenza ancora oggi sono stupito nel constatare come il pop sia l’unico genere di musica che è capace di concedersi tanta, troppa gente.

Soprattutto il pop è ovunque e per questo sarà utilissimo approfondire l’argomento e scrivere qualche breve e basilare nozione sul significato, sulla storia e sulle caratteristiche del pop.

Va detto anzitutto che anche se è così largamente diffusa, la musica pop è solo una delle tante possibili branchie della popular music. E’ una considerazione semplice ma tutt’altro che scontata dato che il modo di parlare comune crea confusione e una caterva di fraintendimenti anche tra chi lavora nel settore.

Una delle difficoltà principali nel relazionare questi concetti nasce dal fatto che pop è un’abbreviazione di popolare. E così la confusione aumenta, perché pop, popolare e popular music sono 3 concetti, 3 musiche, 3 modi di intendere ed ascoltare ben diversi tra loro (a dirla tutta, pop in inglese significa anche ’scoppiare’ ed è per questo che i pop corn si chiamano così).

QUEL VIZIETTO CHIAMATO POP

Nella stragrande maggioranza dei casi il pop viene usato come sinonimo di mainstream ossia una ‘corrente riconosciuta dalle masse’. Il mainstream è una logica commerciale che attraverso la creazione di una tendenza e la sua riconoscibilità cerca di far assimilare un prodotto ad un pubblico che sia il più vasto possibile. Quasi sempre queste operazioni commerciali vengono dirette e determinate dai produttori discografici anche se ultimamente è in espansione la figura dell’artista self-businnessmen.

Dato che l’obiettivo del pop commerciale è l’accessibilità e la vendibilità, l’elemento fondamentale è la presenza di un ritornello facile da memorizzare. Inoltre presenta una serie di caratteristiche che abbiano un effetto immediato sull’ascoltatore inconsapevole: melodie e ritmi semplici, arrangiamenti standard ed una struttura schematica.

In ogni caso, la commercializzazione è tutta basata sulla diffusione e sulla formazione degli stereotipi nell’ascoltatore. Il pubblico della musica pop è molto vasto ed eterogeneo perché viene allevato sin dalla tenera età al puro intrattenimento e quindi ad un ascolto distratto e disimpegnato.

Nel corso della storia il pop ha tratto linfa vitale da quasi ogni genere musicale. Questo ha contribuito ulteriormente al diffondersi dell’errata equazione “pop = popular music“.

E’ stato così sin dagli inizi del ‘900: Tin Pan Alley a New York è stato il primo grande polo di irradiazione della cultura e della musica pop. Già all’epoca era consuetudine che i songwriter scrivessero canzonette alla moda che poi i divi portavano al successo. In seguito, questo processo industriale si è allargato ed intensificato.

E così i primi anni’60 sono dominati dal pop annacquato che fa il verso al rock’n'roll  attraverso personaggi come Pat Boone, Connie Francis (soprannominata la ’sorellina d’America’),Bobby Darin, Frankie Avalon, Paul Anka, Neil Sedaka, Chubby Checker e i Monkees il primo prototipo di boy band. Fondamentale in questo senso anche l’apporto della tv con programmi di successo quali “American Bandstand” di Dick Clark.

Negli anni ‘80, complice l’avvento del videoclip, il processo di commercializzazione del pop si fa ancora più serrato e sistematico. E così si assiste a una massiccia standardizzazione di moltissimi generi musicali (blues, jazz, rock, hard rock, soul, ecc.) e contemporaneamente si fa sempre più numeroso l’esercito delle star mainstream (Michael Jackson e Madonna su tutti) e delle boy band, gruppi nati col preciso intento di catturare l’interesse dei teenager.

Un esempio eclatante in tal senso fu lo scandalo suscitato dai Milli Vanilli nel 1990, due bei ragazzi-fantoccio pilotati dal produttore Frank Farian che vennero prima adulati e poi scaricati quando si scoprì che non cantavano né suonavano una nota che fosse una.

IL LATO VIRTUOSO DEL POP

Il lato commerciale è l’aspetto dominante e funesto del mondo pop ma vi sono anche innegabili virtù artistiche e, per il bene comune, è su queste che dovrebbero orientarsi i nostri cuori e le nostre menti.

Musicalmente parlando, esiste anche un pop di qualità anche se in quantità limitata. Esemplare la lezione dei Beatles che partendo dal rock’n'roll hanno sempre fatto del pop riuscendo a mantenere una qualità artistica di altissimo livello. Certamente il loro successo commerciale è dovuto anche ad altri fattori extra-musicali, ma questo nulla toglie e nulla aggiunge al valore artistico del loro repertorio.

Vero e proprio modello d’eccellenza, i Beatles sono certamente il caso più luminoso e tangibile di arte pop anche se tanti validissimi esempi si trovano sovente sparpagliati qua e là, ben nascosti tra i meandri della musica. E così, tirando le somme, non è corretta nemmeno l’equazione “pop = musica commerciale” fatta da molti.

Anche dal punto di vista della pedagogia musicale il pop possiede un fattore sociale di primaria importanza. Questo fattore è l’inclusività e cioè la proprietà di attingere dagli altri generi per portarlo alle masse.

Nella maggior parte dei brani pop infatti si possono riconoscere frammenti sparsi di generi come il jazz, il rock, il rap, il rhythm’n'blues e così via fino alla musica classica. Per ottenere prodotti appetibili sul mercato, queste musiche sono abitualmente fatte oggetto di manipolazione e/o semplificazione speculativa e vanno ad arricchire la gigantesca fiera delle banalità pop.

Ma proprio tramite questa sua caratteristica, il pop è uno degli strumenti più efficaci per familiarizzare con altre musiche più esclusive. E uno dei compiti della musicologia è quello di sfruttare questo potenziale inespresso allo scopo di promuovere l’ascolto attivo.

Per rendere sostenibile anche l’insostenibile leggerezza del pop.

Puoi approfondire tutti questi argomenti (stereotipi, ascolto attivo, musica popolare, popular music) nel mio e-book “I semi dell’armonia musicale“.

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Educazione & Cultura | Posted by Francesco Potestà