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Aladdin Sane - David Bowie

July 9th, 2010

aladdin_sane

ALADDIN SANE

DAVID BOWIE

1973

* per ascoltare clicca sul titolo del brano

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Quando apparve Aladdin Sane, David Bowie si era già consacrato tra i grandi dell’olimpo musicale.

Non poteva essere altrimenti per un artista intelligente, magnetico ed enigmatico che ha dato il meglio di sé nei ‘70 ma che riuscirà comunque a manifestare lungo tutta la carriera la sua personalità musicale ed extramusicale ricca di idee e risorse. Dopo i primi brucianti squilli rock (”Space oddity” e “The man who sold the world“), dopo un sigillo di limpida bellezza come “Hunky dory” e dopo l’ascesa e la caduta dell’alieno “Ziggy Stardust“, ecco discendere sulla terra un altro bizzarro personaggio : “Aladdin Sane“.

Aladdin Sane è l’ideale erede di Ziggy Stardust con l’unica differenza che questa volta cambia il luogo della narrazione. Concepito durante il tour americano, “Aladdin Sane” è contaminato sia nei testi che nelle musiche degli umori tipici d’oltreoceano.

Accanto al trasformista Ziggy/Aladdin/Bowie, ci sono ancora gli Spiders from Mars (Mick Ronson, Trevor Bolder e Mick Woodmansey) ed alcuni elementi nuovi, tra cui spicca il pianista Mike Garson che nel nuovo disco si rivela un importantissimo valore aggiunto.

Con il titolo dell’album Bowie sfrutta un doppio senso, lasciando libertà d’interpretazione all’ascoltatore. “Aladdin Sane” infatti vuol dire “il Sano Aladino“, ma durante la canzone si può benissimo sentire come “a lad insane” che vuol dire l’esatto opposto ovvero “un ragazzo pazzo“.

Ho sempre considerato la canzone omonima come una delle più belle del suo repertorio.

Giocato sulla tonalità minore, si parte con un’atmosfera sognante e distesa (che meraviglia i passaggi iniziali del basso!!!). Poi subentra la melodia tratteggiata dalla voce drammaturgica del ‘duca bianco’ e finemente decorata da un pianoforte che ne ripete i passaggi e qua e là accompagna con scale ascendenti.

Poi ecco che il paesaggio sonoro muta di colpo: la tonica passa dal Si minore al Sol minore e chitarra e basso tengono gli accordi su un ostinato che nella seconda parte regala frutti sublimi. Ora è il pianoforte di Garson che ruba la scena e lascia cadere un libidinoso scroscio di note con brevissimi e velati accenni di altri brani. Il suo incedere è vorticoso e folle, strabordante di energia fino alla fine.

La follia di Aladino da vita a una musica fascinosissima ed estenuante … uno degli spunti più originali e suggestivi di Mister Bowie.

P.S. La figura sopra è un’inedita stilizzazione colorata al neon della splendida copertina che ha fatto storia.

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Il canzoniere | Posted by Francesco Potestà

3 canzoni da ascoltare … e da leggere

January 30th, 2010

musica-e-letteratura

Ho sempre amato leggere perché con un libro (o anche un e-book) puoi conoscere le cose in una maniera che non ha paragoni e che nessuna altra attività è in grado di darti.

Nella lettura tutto dipende da te. Sei tu e non altri a stabilire e mantenere il ritmo mentale da dare alla lettura. Hai la possibilità di fermarti a verificare, di riflettere e approfondire … insomma sei solo. Non c’è niente e nessuno che stabilisce per te come procedere e a che velocità andare.

Musica e letteratura sono sempre andate a braccetto e le loro commistioni hanno spesso dato risultati entusiasmanti.

Quando la letteratura ha preso ispirazione dalla musica sono venute fuori grandi opere come la “Sonata a Kreutzer“, il romanzo di Lev Tolstoj tratto dall’omonima sonata di Beethoven oppure “Mexico City Blues” di Jack Kerouac che si rifà ampiamente al jazz. Ma più spesso è stata la musica a trarre ispirazione dalla letteratura.

Un esempio di insuperata poeticità è “Non al denaro, non all’amore né al cielo” l’album di Fabrizio De Andrè tratto dall’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters. In questa raccolta di poesie, l’autore americano racconta la vita di alcune persone morte e sepolte in un cimitero su una collina di un piccolo paese di provincia.

Lo stile semplice, creativo e spietatamente sincero di Masters unito alla pionieristica traduzione in italiano di Fernanda Pivano pubblicata nel 1943, periodo in cui vigeva ancora la censura del regime fascista, fecero innamorare di questi versi il giovane De André.

Con la preziosa collaborazione di Nicola Piovani, questo è uno dei dischi più belli di tutto il suo repertorio sotto ogni punto di vista. “Dormono sulla collina” è il brano d’apertura e ti conquista subito con le sue melodie morriconiane, gli splendidi inserti di flauto e violoncello e le chitarre folk su cui Faber scandisce il ricordo dei protagonisti di Spoon River.

Sempre nel 1971 esce un’altra opera fondamentale della musica italiana perché rappresenta una svolta verso i nuovi temi stilistici del rock progressivo. Si tratta di “Caronte” il secondo album dei Trip, una band fondata a Londra con suono e testi tipicamente inglesi ma i cui membri sono italianissimi.

Il titolo dell’album cita il traghettatore Caronte, uno dei personaggi principali della “Divina Commedia” di Dante Alighieri. Qui il tema dantesco dei maledetti condannati ad attraversare il fiume, viene ripreso, attualizzato e traslato sulle figure di Jimi Hendrix e Janis Joplin.

L’ultima ora” è uno dei pezzi più evocativi con le sue variazioni di ritmo e quel memorabile inciso di basso che fa da tema conduttore del brano. Le tastiere di Joe Vescovi sono in grande evidenza e lungo tutto il disco soffia forte il vento del movimento progressive che sta prendendo piede in Italia.

Infine ti voglio segnalare un’altra grande opera nella storia della letteratura ovvero “1984” di George Orwell. Romanzo apocalittico che merita una lettura approfondita, con una storia ingegnosa ed inquietante capace come poche altre di far riflettere sui concetti relativi di libertà e di pensiero indipendente.

David Bowie ne trae ispirazione per alcune canzoni di “Diamond dogs“, album del 1974 a metà strada tra il periodo del glam rock caricaturale (”Ziggy Stardust”, “Aladdin Sane”) e la fase del soul elettronico (”Young americans”, “Station to station”).

Contiene la splendida e omonima “1984” che ha un effetto timbrico di chitarre che ricalca in pieno il mitico Isaac Hayes di “Shaft”. Il tema trattato è valorizzato dalle forti sfumature drammaturgiche e da un amore per l’operetta teatrale che diventa palese nel coro “come see, come see, remember me“.

3 canzoni da ascoltare … e da leggere, perché da sempre le grande musica promuove la lettura.

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Ascolto attivo | Posted by Francesco Potestà