
DOMENICO MODUGNO
1955
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Spesso all’estero lo chiamavano ‘Mister Volare’ per via del celebre ritornello che gli recò fama planetaria. Ma, in ogni caso vien da chiedersi cosa ne sarebbe stato della musica italiana senza Domenico Modugno.
E’ stato lui il primo vero grande cantautore ad affermarsi nel dopoguerra e, a dirla tutta, è stato anche uno dei più grandi in assoluto.
Il suo repertorio musicale, poco conosciuto per via della scarsa considerazione generale di quel periodo storico e di una non semplice reperibilità del suo catalogo, ha poco o nulla da invidiare a quello di qualsiasi collega italiano o straniero
Di lui giustamente De André ha detto : “Per quello che mi riguarda, a darmi la carica per scrivere la mia prima canzone (”Nuvole barocche” che è del ‘58) è stato Domenico Modugno. E’ stato lui a dare il via al rinnovamento della canzone italiana, a far lievitare i cantautori.”
Ciò è talmente vero al punto che è difficile immaginare come si sarebbe evoluta la scena italiana del dopoguerra senza il suo contributo. A oltre mezzo secolo di distanza, non si può non riconoscere a Modugno un ruolo centrale nel rifondare la popular music italiana moderna, e questo a prescindere dalla mitica “Nel blu dipinto di blu” che è la canzone italiana più eseguita al mondo dal 1958 ad oggi.
I suoi brani hanno coniugato con esemplare naturalezza la tradizione popolare italiana con quella americana. I suoi testi hanno attinto dai cantastorie e spesso dal dialetto (salentino, napoletano e siciliano). Domenico faceva tutto da sé ma a volte, per la stesura dei testi, collaboravano con lui Franco Migliacci e l’amico, attore e scrittore Riccardo Pazzaglia per le canzoni in napoletano.
Il suo talento poliedrico gli ha permesso di cimentarsi anche nel cinema (il suo primo amore), in teatro e in televisione. Complice il susseguirsi degli impegni, la vena musicale pian piano si è inaridita fino a deteriorarsi e a divenire stucchevole negli anni ‘70. Ma a quell’epoca ormai Modugno aveva già dato tanto, tantissimo alla canzone italiana.
Voglio ricordarlo qui con una canzone intramontabile come “Vecchio frack“. Questo brano si ispira alla vicenda di un principe, tale Raimondo Lanza di Trabia (marito dell’attrice Olga Villi), che si era suicidato nel novembre del 1954, all’età di trent’anni, gettandosi dalla finestra del suo palazzo in via Sistina a Roma.
Modugno ne ricava un testo che è uno dei più delicati, sensibili e profondi della musica di casa nostra. E’ formidabile il modo quasi cinematografico con cui descrive la scena così come la ricchezza delle metafore che creano un’atmosfera sospesa ed enigmatica.
Nell’accompagnamento di chitarra (che mi mette i brividi ogni volta) svolge anche la parte ritmica battendo la mano sulle corde e tambureggiando sulla cassa. Nel video si vede benissimo: un accordo accennato e poi due battiti. Una formula semplicissima eppure così incredibilmente suggestiva e irripetibile.
Domenico Modugno è stato grande soprattutto in questo: nel far sembrare semplice ciò che non lo è affatto.
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