ELIO E LE STORIE TESE
1992
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“Per gli argomenti trattati e il linguaggio utilizzato, questo prodotto può risultare sconveniente e offensivo. L’ascolto è sconsigliato ai soggetti più sensibili.”
E’ questa la scritta che compare sul secondo album degli Elio e le storie tese, “Italyan, Rum Casusu Çikti “. Quindi non dire che non sei stato avvisato/a.
Con Elio alla voce, Rocco Tanica alle tastiere, Cesareo alla chitarra, Faso al basso e il compianto Feiez (scomparso nel 1998) al sassofono e alle percussioni, la presa per il culo è garantita.
Attraverso la caricatura, la satira sociale, l’insolenza allegra e strafottente, le massicce dosi di citazionismo e la notevolissima perizia strumentale dei suoi componenti, il gruppo lombardo ha espresso la propria personalissima visione del mondo.
Il loro approccio irriverente e demenziale è il grimaldello per aprire (o chiudere, dipende solo da te!) la mente a un umorismo pregno di sottigliezze e sfumature liriche e musicali.
Attivi sin dai primi anni ‘80, Elio e soci hanno dato il meglio di sé nei ‘90 ottenendo consensi e notorietà sempre maggiori fino alla vittoria-fantasma del Festival di Sanremo. La loro acutissima e autoironica “La terra dei cachi” si piazzò seconda nel 1996, ma secondo le recenti indagini dei carabinieri la canzone avrebbe effettivamente vinto la manifestazione se non fosse stato per l’intervento di Pippo Baudo che si sarebbe adoperato per modificare i risultati finali. E così, con 60 anni dominati da penose e stereotipate canzonette (a parte le sporadiche eccezioni di Domenico Modugno, Alice e Giorgia), l’ingloriosa reputazione sanremese fu salva.
Ma ti dicevo di questo che è unanimemente riconosciuto come il loro lavoro migliore. Oltre alla delirante copertina che fa il verso ai Pink Floyd, l’album è impreziosito da svariate collaborazioni : si passa da Claudio Bisio a Diego Abatantuono, da Enrico Ruggeri a Riccardo Fogli, dai Chieftains ai Pitura Freska. Ma soprattutto contiene alcune pagine memorabili degli Elii : “Servi della gleba“, “Uomini col borsello (ragazza che limoni sola)“, “Il vitello dai piedi di balsa“, “Supergiovane“, “La vendetta del fantasma formaggino“.
Tra le tante si segnala “Essere donna oggi“, uno spassosissimo quadretto che tratta del ciclo mestruale e indaga sul rapporto della donna con la propria individualità.
Penso che la grandezza del brano deriva dal modo in cui la musica descrive e dà forza alle parole. Si apre con i gemiti di una donna e con il primo verso, lieve, intimista e con accompagnamento di archi e tastiere che portano a un esplicito e liricissimo ritornello. L’arrivo delle mestruazioni è simboleggiato dal fragoroso rimbombare dei timpani.
Dopodiché giunge il momento della riscossa. Il secondo verso ha un sapore etnico e mischia batteria, percussioni, cori africani ed i virtuosismi di Faso al basso. Dopo il secondo ritornello, ecco che il ciclo mestruale si conclude in gloria com’è giusto che sia. E’ davvero formidabile la serie di accordi che grazie al ritmo della chitarra acustica raggiungono una potenza devastante.
Una canzone così demistificante, rasserenante e gioiosa sull’essere donna la potevano concepire solo gli Elio e le storie tese. La loro musica ci ricorda che una bella risata può curare molti mali.
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