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Fiume Sand Creek - Fabrizio De André

October 30th, 2010

faberFIUME SAND CREEK

FABRIZIO DE ANDRE’

1981

*per ascoltare clicca sul titolo della canzone

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L’arte, la vera arte, non si cura del tempo.

Arte come quella del grande Fabrizio De André, protagonista indiscusso del ‘900 musicale.

A oltre 10 anni dalla sua scomparsa, il ricordo che ci lascia rimane immutato, sospeso in un immaginario fantastico, cristallizzato in un ideale di purezza poetica ed artistica che non concede il minimo spazio agli eventi transitori e superficiali dell’esistenza.

Se poi andiamo a spulciare tra i numeri della sua carriera, troviamo che in quasi 40 anni ha pubblicato solo 13 album in studio, ha suonato relativamente poco dal vivo (12 tour) e non è stato di certo uno che amava pubblicizzare ciò che faceva. Eppure, anzi proprio per questo, le sue opere sono come macigni d’altissimo spessore che hanno tracciato un solco indelebile nella musica italiana e mondiale.

Che dire … è stato gigante fra i giganti. Per l’intensità, l’ironia, la coerenza e la varietà del suo percorso musicale, per l’interesse e la rivalutazione di musiche poco conosciute e di classi sociali emarginate. Per la lucidità con cui sapeva scegliere i suoi collaboratori e la capacità di coordinare e indirizzare il loro talento. Per il suo linguaggio trasversale, costantemente e poeticamente fuori dagli schemi, volto a valorizzare i dialetti e a distruggere le convenzioni di qualunque genere esse fossero.

Un uomo non allineato, vissuto in direzione ostinata e contraria (come recita il titolo di una splendida antologia postuma), ‘fuori dal branco’ come amava dire e soprattutto un artista che affrontava il suo lavoro con un’intelligenza ed un distacco senza eguali.

Un ottimo libro per approfondire la conoscenza dell’uomo, del suo pensiero, dell’atmosfera che lo circondava e del suo straordinario percorso artistico è “De Andrè Talk - le interviste e gli articoli della stampa d’epoca” un volume di oltre 400 pagine curato da Claudio Sassi e Walter Pistarini.

Invece un ottimo modo (uno dei tanti) per rifarsi le orecchie è “Fiume Sand Creek“, la sublime ballata folk che ricorda appunto la strage del Sand Creek, uno dei più famosi massacri nei confronti dei nativi americani. Il brano è contenuto nel decimo e omonimo album, uno tra i più belli che abbia mai inciso e conosciuto da tutti come “L’indiano” per la copertina che ritrae un pellerossa a cavallo.

Nel testo l’io narrante è un bambino che racconta l’avvenimento a modo suo. Attraverso questo procedimento narrativo De André può liberare la sua inimitabile vena poetica piena di immagini delicate e profonde (”Sognai talmente forte che mi uscì il sangue dal naso; il lampo in un orecchio, nell’altro il paradiso“).

Anche grazie al contributo di Massimo Bubola, questo pezzo possiede un grado di coinvolgimento e di intensità spaventosi .

La sua alchimia viene definitivamente sublimata dallo splendido coro a bocca chiusa.

Questa versione dal vivo è tratta dal tour di “Anime salve”.

Vien la pelle d’oca … grazie Faber!

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Il canzoniere | Posted by Francesco Potestà

3 canzoni da ascoltare … e da leggere

January 30th, 2010

musica-e-letteratura

Ho sempre amato leggere perché con un libro (o anche un e-book) puoi conoscere le cose in una maniera che non ha paragoni e che nessuna altra attività è in grado di darti.

Nella lettura tutto dipende da te. Sei tu e non altri a stabilire e mantenere il ritmo mentale da dare alla lettura. Hai la possibilità di fermarti a verificare, di riflettere e approfondire … insomma sei solo. Non c’è niente e nessuno che stabilisce per te come procedere e a che velocità andare.

Musica e letteratura sono sempre andate a braccetto e le loro commistioni hanno spesso dato risultati entusiasmanti.

Quando la letteratura ha preso ispirazione dalla musica sono venute fuori grandi opere come la “Sonata a Kreutzer“, il romanzo di Lev Tolstoj tratto dall’omonima sonata di Beethoven oppure “Mexico City Blues” di Jack Kerouac che si rifà ampiamente al jazz. Ma più spesso è stata la musica a trarre ispirazione dalla letteratura.

Un esempio di insuperata poeticità è “Non al denaro, non all’amore né al cielo” l’album di Fabrizio De Andrè tratto dall’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters. In questa raccolta di poesie, l’autore americano racconta la vita di alcune persone morte e sepolte in un cimitero su una collina di un piccolo paese di provincia.

Lo stile semplice, creativo e spietatamente sincero di Masters unito alla pionieristica traduzione in italiano di Fernanda Pivano pubblicata nel 1943, periodo in cui vigeva ancora la censura del regime fascista, fecero innamorare di questi versi il giovane De André.

Con la preziosa collaborazione di Nicola Piovani, questo è uno dei dischi più belli di tutto il suo repertorio sotto ogni punto di vista. “Dormono sulla collina” è il brano d’apertura e ti conquista subito con le sue melodie morriconiane, gli splendidi inserti di flauto e violoncello e le chitarre folk su cui Faber scandisce il ricordo dei protagonisti di Spoon River.

Sempre nel 1971 esce un’altra opera fondamentale della musica italiana perché rappresenta una svolta verso i nuovi temi stilistici del rock progressivo. Si tratta di “Caronte” il secondo album dei Trip, una band fondata a Londra con suono e testi tipicamente inglesi ma i cui membri sono italianissimi.

Il titolo dell’album cita il traghettatore Caronte, uno dei personaggi principali della “Divina Commedia” di Dante Alighieri. Qui il tema dantesco dei maledetti condannati ad attraversare il fiume, viene ripreso, attualizzato e traslato sulle figure di Jimi Hendrix e Janis Joplin.

L’ultima ora” è uno dei pezzi più evocativi con le sue variazioni di ritmo e quel memorabile inciso di basso che fa da tema conduttore del brano. Le tastiere di Joe Vescovi sono in grande evidenza e lungo tutto il disco soffia forte il vento del movimento progressive che sta prendendo piede in Italia.

Infine ti voglio segnalare un’altra grande opera nella storia della letteratura ovvero “1984” di George Orwell. Romanzo apocalittico che merita una lettura approfondita, con una storia ingegnosa ed inquietante capace come poche altre di far riflettere sui concetti relativi di libertà e di pensiero indipendente.

David Bowie ne trae ispirazione per alcune canzoni di “Diamond dogs“, album del 1974 a metà strada tra il periodo del glam rock caricaturale (”Ziggy Stardust”, “Aladdin Sane”) e la fase del soul elettronico (”Young americans”, “Station to station”).

Contiene la splendida e omonima “1984” che ha un effetto timbrico di chitarre che ricalca in pieno il mitico Isaac Hayes di “Shaft”. Il tema trattato è valorizzato dalle forti sfumature drammaturgiche e da un amore per l’operetta teatrale che diventa palese nel coro “come see, come see, remember me“.

3 canzoni da ascoltare … e da leggere, perché da sempre le grande musica promuove la lettura.

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Ascolto attivo | Posted by Francesco Potestà