
15/18 Agosto 1969: una data indimenticabile. Ricorre il 41° anniversario del Festival di Woodstock.
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La prima giornata del festival non ha deluso le attese, ma il bello deve ancora venire.
16 AGOSTO
Programma : Quill - Keef Hartley Band - Santana - Canned Heat - Mountain - Grateful Dead - Creedence Clearwater Revival - Janis Joplin & the Kozmic Blues Band - Sly & the Family Stone - Who - Jefferson Airplane
Il concerto di sabato inizia verso mezzogiorno. A livello artistico è probabilmente la giornata più ricca del festival. Il pomeriggio scorre via liscio tra il blues tirato dei Mountain e il suono avvincente dei Santana che proprio a Woodstock trovano la loro consacrazione. Dopodichè scoppia un altro megatemporale che allaga la zona. Lo spettacolo riprende alle 23 ma la performance dei Grateful Dead è compromessa da problemi acustici ed elettrici inquietanti : Jerry Garcia e Bob Weir racconteranno di aver preso la scossa diverse volte toccando le chitarre.
Per fortuna i tecnici sistemano tutto permettendo lo svolgersi di un’incredibile sessione notturna. Si succedono i Creedence Clearwater Revival che passano in rassegna il loro fenomenale repertorio, una Janis Joplin decisamente sottotono e gli Sly & the Family Stone che travolgono tutti col loro funk/soul. Sono le 4 di notte quando è la volta degli Who. La loro performance è devastante per durata (2 ore) ed intensità (resterà un ricordo indelebile in gran parte dei presenti) oltre che per la non edificante scena dell’abbattimento con la chitarra da parte di Pete Townshend nei confronti dell’attivista hippie Abbie Hoffman, colpevole di essere salito a sorpresa sul palco. Chiusura in bellezza affidata alla psichedelia sognante dei Jefferson Airplane quando ormai sono le 9 di mattina. La seconda giornata si è conclusa e praticamente siamo già nel bel mezzo della terza.
17/18 AGOSTO
Programma : Joe Cocker - Country Joe & the Fish - Ten Years After - Band - Blood, Sweat & Tears - Johnny Winter - Crosby, Stills, Nash & Young - Paul Butterfield Blues Band - Sha-Na-Na - Jimi Hendrix
Joe Cocker (cantante emergente portato da Artie Kornfeld) inaugura l’ultima giornata in programma alle 14 del pomeriggio. Anche per lui, il palco di Woodstock sarà un formidabile trampolino di lancio. Ma subito dopo Cocker ecco un nuovo ennesimo temporale, il più lungo e pesante del week-end. Finalmente alle 18 si può ripartire e si succedono ottime esibizioni. Si va dai risvolti politici di Country Joe & the Fish ai virtuosismi dei Ten Years After, dalla coralità avvolgente della Band fino alla chitarra rock/blues di Johnny Winter. Ormai siamo giunti a notte fonda e la gente comincia a sfollare. La stanchezza e il peso di 3 giornate fangose esigono inesorabilmente il loro tributo.
Ma restano altri due momenti memorabili. Il primo vede Crosby, Stills,Nash & Young salire sul palco alle 3 e mezza e prodursi in un’esibizione di 2 ore appropriatamente divisa in un set acustico e uno elettrico, sulla falsariga dello splendido live”4 way street” uscito nel 1971. Il loro show è una gustosissima anteprima di una collaborazione che per 2 anni darà splendidi frutti.
Dopo Paul Butterfield Blues Band e Sha-Na-Na, alle 9 del mattino ecco salire sul palco Jimi Hendrix. Il pubblico è ormai ridotto a 40.000 fortunati che assistono ad un evento più unico che raro nella storia della musica dal vivo. Accompagnato da una disomogenea formazione (i Gypsy Sun & Rainbows) e ben lontano dalle sue migliori performance, Hendrix riesce comunque a trasmettere un’energia straordinaria. Anzitutto fornisce un saggio illuminante di improvvisazione (per delucidazioni ascolta la sequenza “Woodstock improvisation“/”Villanova Junction“). E poi, con una cover distorta e dilaniata di “The star spangled banner“, realizza il manifesto sonoro per eccellenza del festival : un inno antimilitarista senza tempo che richiama una presa di coscienza collettiva.
Ed eccoci alle 10:30 del mattino. Dopo tanto fango e tanta pioggia, i caldi raggi del sole fanno finalmente capolino. E’ stato un festival estenuante, ma chi vi ha partecipato non potrà certo pentirsene.
Il mito di Woodstock continua a farci compagnia ed il suo messaggio, seppur abusato e stravolto, risuona ancora forte, semplice e chiaro :
Peace & Love
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