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15/18 Agosto. Cronistoria del Festival di Woodstock (2a parte)

August 17th, 2010

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15/18 Agosto 1969: una data indimenticabile. Ricorre il 41° anniversario del Festival di Woodstock.

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La prima giornata del festival non ha deluso le attese, ma il bello deve ancora venire.

16 AGOSTO

Programma : Quill - Keef Hartley Band - Santana - Canned Heat - Mountain - Grateful Dead - Creedence Clearwater Revival - Janis Joplin & the Kozmic Blues Band - Sly & the Family Stone - Who - Jefferson Airplane

Il concerto di sabato inizia verso mezzogiorno. A livello artistico è probabilmente la giornata più ricca del festival. Il pomeriggio scorre via liscio tra il blues tirato dei Mountain e il suono avvincente dei Santana che proprio a Woodstock trovano la loro consacrazione. Dopodichè scoppia un altro megatemporale che allaga la zona. Lo spettacolo riprende alle 23 ma la performance dei Grateful Dead è compromessa da problemi acustici ed elettrici inquietanti : Jerry Garcia e Bob Weir racconteranno di aver preso la scossa diverse volte toccando le chitarre.

Per fortuna i tecnici sistemano tutto permettendo lo svolgersi di un’incredibile sessione notturna. Si succedono i Creedence Clearwater Revival che passano in rassegna il loro fenomenale repertorio, una Janis Joplin decisamente sottotono e gli Sly & the Family Stone che travolgono tutti col loro funk/soul. Sono le 4 di notte quando è la volta degli Who. La loro performance è devastante per durata (2 ore) ed intensità (resterà un ricordo indelebile in gran parte dei presenti) oltre che per la non edificante scena dell’abbattimento con la chitarra da parte di Pete Townshend nei confronti dell’attivista hippie Abbie Hoffman, colpevole di essere salito a sorpresa sul palco. Chiusura in bellezza affidata alla psichedelia sognante dei Jefferson Airplane quando ormai sono le 9 di mattina. La seconda giornata si è conclusa e praticamente siamo già nel bel mezzo della terza.

17/18 AGOSTO

Programma : Joe Cocker - Country Joe & the Fish - Ten Years After - Band - Blood, Sweat & Tears - Johnny Winter - Crosby, Stills, Nash & Young - Paul Butterfield Blues Band - Sha-Na-Na - Jimi Hendrix

Joe Cocker (cantante emergente portato da Artie Kornfeld) inaugura l’ultima giornata in programma alle 14 del pomeriggio. Anche per lui, il palco di Woodstock sarà un formidabile trampolino di lancio. Ma subito dopo Cocker ecco un nuovo ennesimo temporale, il più lungo e pesante del week-end. Finalmente alle 18 si può ripartire e si succedono ottime esibizioni. Si va dai risvolti politici di Country Joe & the Fish ai virtuosismi dei Ten Years After, dalla coralità avvolgente della Band fino alla chitarra rock/blues di Johnny Winter. Ormai siamo giunti a notte fonda e la gente comincia a sfollare. La stanchezza e il peso di 3 giornate fangose esigono inesorabilmente il loro tributo.

Ma restano altri due momenti memorabili. Il primo vede Crosby, Stills,Nash & Young salire sul palco alle 3 e mezza e prodursi in un’esibizione di 2 ore appropriatamente divisa in un set acustico e uno elettrico, sulla falsariga dello splendido live”4 way street” uscito nel 1971. Il loro show è una gustosissima anteprima di una collaborazione che per 2 anni darà splendidi frutti.

Dopo Paul Butterfield Blues Band e Sha-Na-Na, alle 9 del mattino ecco salire sul palco Jimi Hendrix. Il pubblico è ormai ridotto a 40.000 fortunati che assistono ad un evento più unico che raro nella storia della musica dal vivo. Accompagnato da una disomogenea formazione (i Gypsy Sun & Rainbows) e ben lontano dalle sue migliori performance, Hendrix riesce comunque a trasmettere un’energia straordinaria. Anzitutto fornisce un saggio illuminante di improvvisazione (per delucidazioni ascolta la sequenza “Woodstock improvisation“/”Villanova Junction“). E poi, con una cover distorta e dilaniata di “The star spangled banner“, realizza il manifesto sonoro per eccellenza del festival : un inno antimilitarista senza tempo che richiama una presa di coscienza collettiva.

Ed eccoci alle 10:30 del mattino. Dopo tanto fango e tanta pioggia, i caldi raggi del sole fanno finalmente capolino. E’ stato un festival estenuante, ma chi vi ha partecipato non potrà certo pentirsene.

Il mito di Woodstock continua a farci compagnia ed il suo messaggio, seppur abusato e stravolto, risuona ancora forte, semplice e chiaro :

Peace & Love

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Educazione & Cultura | Posted by Francesco Potestà

15/18 Agosto. Cronistoria del Festival di Woodstock (1a parte)

August 15th, 2010

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15/18 Agosto 1969: una data indimenticabile. Ricorre il 41° anniversario del Festival di Woodstock.

Le implicazioni musicali, sociali, politiche ed il forte carattere simbolico dell’evento sono state da sempre oggetto di riflessione, di discussione e di culto. Per tutti questi motivi Woodstock è un ricordo trasfigurato in una sorta di mitologia collettiva.

E perciò qui, mi sembra utile più che altro soffermarci su una semplice conoscenza per quanto possibile acritica di quello che accadde in quegli irripetibili giorni.

Sotto il segno distintivo del ‘3 days of peace and music’ citati sulla locandina, il festival si svolse a Bethel e prese il nome dalla vicina città di Woodstock. Ne ho raccolto i dati principali in questa breve cronistoria.

IDEAZIONE E PREPARATIVI

Il progetto nasce e si compie grazie a 4 ragazzi (rigorosamente sotto i 30 anni). Da un lato vi sono John Roberts e Joel Rosenman, imprenditori in erba con enormi capitali a disposizione, dall’altro vi sono Artie Kornfeld e Michael Lang, che lavorano nell’ambiente musicale. A unirli nell’impresa, un’inserzione sul New York Times fatta da Roberts e Rosenman ed accolta con interesse da Kornfeld e Lang.

I 4 si incontrano e nel marzo del 1969 firmano un accordo che sancisce la nascita della “Woodstock Ventures Incorporated”. L’equilibrata spartizione dei ruoli unita alla condivisione dell’idea di fondo e all’intenso battage pubblicitario fanno decollare il progetto.

Questo non vuol dire che non ci siano difficoltà da superare. Il problema più incombente è la locazione del festival. Quando il 15 luglio (esattamente un mese prima del concerto), la cittadina di Walkill comunica di non essere più disponibile a concedere il proprio territorio, tutto è sul punto di saltare.

Ma le cose si sistemano inaspettatamente. La persona che sblocca la situazione è un certo Eliott Tiber, attivista del movimento gay, che permette a Lang di entrare in contatto con Max Yasgur, allevatore e proprietario terriero in Sullivan Country.  L’accordo per l’affitto di 2,4 chilometri quadrati venne raggiunto in un batter d’occhio: il festival è salvo.

L’elenco delle defezioni e degli inviti respinti è notevolissimo: Jeff Beck Group, Iron Butterfly, Joni Mitchell, John Lennon, Bob Dylan, Doors, Byrds, Spirit, Led Zeppelin, Procol Harum, Jethro Tull, Frank Zappa & The Mothers of Invention, Moody Blues, Free. Ma ciononostante la quantità e la qualità dei musicisti presenti è di altissimo livello. Se ci aggiungiamo la suggestività della location, ecco allora che questo è davvero un evento da non perdere.

Risultato? Il venerdi mattina, a poche ore dall’inizio dello show, ci sono code chilometriche nelle strade circostanti, ritardi nell’arrivo degli artisti e un afflusso di gente inaudito. La mancanza di recinzioni e biglietterie induce lo staff a rendere gratuito il festival per la gioia di tutti. E così dai 150.000 spettatori previsti si giunge ben presto a oltre mezzo milione di partecipanti. Finalmente il festival può cominciare!

15 AGOSTO

Programma : Richie Havens - John Sebastian - Sweetwater - Incredible String Band - Bert Sommer - Tim Hardin - Ravi Shankar - Melanie - Arlo Guthrie - Joan Baez

La prima giornata è dedicato alla musica folk. Il concerto ha inizio alle 17:07 con un’ora di ritardo rispetto al prevsto e con Richie Havens che apre le danze. La scelta è quasi obbligata perché Havens è tra i pochissimi musicisti che sono riusciti a raggiungere il palco. Il chitarrista dilata ad un’ora e mezza una esibizione che doveva durare solo 45 minuti e conclude con “Freedom“, un coinvolgente canto d’invocazione improvvisato sul momento. Lang e Kornfeld gliene saranno grati per sempre. A seguire Sweetwater, Incredible String Band, Bert Sommer, Tim Hardin e John Sebastian che lascia il palco nel bel mezzo dell’esibizione per l’improvviso annuncio della nascita del figlio.

Ma gli imprevisti non finiscono qui perché durante la performance di Ravi Shankar, su Woodstock si abbatte un violento temporale che mette alla prova tutto e tutti: pubblico, musicisti, organizzatori, impianti e palco. Dopo la pioggia arrivano le ottime esibizioni di Melanie, di Arlo Guthrie e di una Joan Baez al sesto mese di gravidanza. La regina del folk anni ‘60 trascina il pubblico e chiude la prima giornata alle 2 di notte. La gente non si muove da dove si trova per non perdere il posto e ancora non sa che sarà l’unica notte in cui ci si potrà dedicare al riposo. Gli eventi successivi metteranno a dura prova la capacità di resistenza di tutti quanti.

< vai alla seconda parte >

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Educazione & Cultura | Posted by Francesco Potestà