
La voce : il più meraviglioso ed antico strumento musicale a disposizione dell’uomo. Uno strumento semplicemente inimitabile, che spesso viene dato per scontato ma che ha in sé un potenziale espressivo tutto da scoprire.
Uno dei più grandi studiosi ed investigatori delle possibilità offerte dalla voce è stato certamente Demetrio Stratos. La sua biografia dà già un’idea della sua unicità nel mondo della musica.
Nasce ad Alessandria d’Egitto nel 1945 da una famiglia di origine greca (Eustratios Demetriou è il suo vero nome). Qui studia pianoforte e fisarmonica al Conservatorio fino a 13 anni quando si trasferisce a Cipro. Naturalmente, l’infanzia passata assorbendo gli influssi multietnici del Mediterraneo sarà determinante nel suo futuro.
Nel 1962, a 17 anni, si trasferisce a Milano dove studia architettura al Politecnico. Intanto le sue esperienze musicali proseguono senza sosta. Nel 1966 entra a far parte dei Ribelli, uno dei gruppi più in vista nel panorama beat italiano. Ma Demetrio vuole dare uno sbocco alle sua vocazioni principali: l’etnomusicologia e la sperimentazione sulla voce.
Così nel 1972 fonda gli Area, progetto ambizioso che si propone di unire progressive,pop e fusion alle musiche del mediterraneo e del medioriente. E nel frattempo intraprende una carriera discografica solista che rende conto delle sue ricerche in campo vocale.
Per tutti gli anni ‘70 Demetrio è uno dei protagonisti assoluti dell’avanguardia musicale italiana ed internazionale. Ma muore il 13 giugno 1979 a soli 34 anni colpito da una gravissima forma di anemia.
“Gioia e rivoluzione” è uno dei pezzi più semplici ed ispirati degli Area. Nell’introduzione si sentono i primi esempi di ricerca vocale nei melismi orientali e nei virtuosismi della voce. Da brividi la scioltezza e il calore con cui affronta il pezzo nella canonica forma folk-blues.
Ne “Il bandito del deserto” gli Area mischiano in maniera selvaggia fusion e musica orientale. Qui Stratos da un saggio del passaggio dai registri bassi a quelli alti. Ed è meraviglioso nella parte centrale quando usa la voce esattamente come uno strumento accompagnando all’unisono l’assolo di chitarra.
“Flautofonie“ invece è un esempio suggestivo di utilizzo di tecniche vocali. Il titolo del pezzo è dovuto all’effetto soffiato che ricorda un flauto. Una serie di suoni che si sovrappongono e dove vengono sfruttate la glottide, la laringe, i movimenti delle guance e le vibrazioni di labbra e lingua.
Quest’ultimo pezzo fa parte del disco solista del 1978 “Cantare la voce” (vedi immagine) dove probabilmente ha più senso parlare di esperimenti polifonici sulla voce che di musica in senso stretto.
Tre brani diversi tra loro a dimostrazione della tecnica, della versatilità e dell’espressività di Demetrio Stratos. Un artista che è stato un modello d’eccellenza per la sua capacità di padroneggiare la voce; uno strumento che in fondo ci riguarda tutti.
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