
Italia!!!
Gran bel paese pieno di talenti, di idee e di progetti che però raramente vengono riconosciuti e valorizzati.
A livello nazionale abbiamo sempre avuto una folta schiera di inventori, scopritori, studiosi e pionieri in moltissimi ambiti. Peccato che poi siano gli altri a sviluppare e affermare le intuizioni di casa nostra. Anche nella musica non si fa eccezione.
Dopo il misconosciuto Valentino Airoldi, è giunta l’ora di raccontare la storia di un altro pioniere della musica, ovvero Luigi Russolo, il primo uomo ad aver teorizzato e praticato l’arte del rumore oggi ampiamente riconosciuta a livello internazionale come noise music.
Nato a Portogruaro nel 1885, Luigi Russolo in un primo tempo si dedica alla pittura e si rivela da subito tra gli esponenti più attivi del movimento futurista. Il suo eclettismo e la sua vivacità culturale però lo portano in breve tempo su un altro versante artistico, quello musicale.
Nel 1913 presenta la sua grande invenzione : sono gli intonarumori, una famiglia di strumenti sonori che permettevano di controllare la dinamica, il volume, la lunghezza d’onda di diversi tipi di suono. Assieme al suo fidato collaboratore Ugo Piatti, Luigi Russolo costruì ululatori, crepitatori, rombatori, scoppiatori, gorgogliatori, ronzatori, sibilatori e stropicciatori. Un vero e proprio arsenale rumoristico con il quale si proponeva di rivoluzionare le abitudini musicali dei suoi contemporanei così come afferma nel suo saggio futurista “L’arte dei rumori” (1916) :
“Ma sarò soddisfatto se riuscirò a convincerti che il rumore non è sempre sgradevole e fastidioso come tu credi e affermi, e che anzi, per chi lo sappia capire, il rumore rappresenta una fonte inesauribile di sensazioni a volta a volta squisite e profonde, grandiose ed esaltanti.”
Tra il 1913 e il 1914, Russolo tiene concerti divulgativi a Modena, Milano, Genova e Londra ma com’era prevedibile, all’epoca l’intonarumori scandalizzò i ‘benpensanti’ insensibili alla bellezza e alle possibilità del rumore. Ci furono aspre polemiche e diversi tafferugli in occasione dei concerti. E provate un po’ ad indovinare dove il protagonista della nostra storia incontrò l’opposizione e le critiche più feroci … si, avete indovinato, proprio in patria. Ahinoi!!!
Nel 1921, finita la Prima Guerra Mondiale, presentò una serie di concerti a Parigi. Le sue, furono esibizioni decisamente rudimentali, da vero pioniere, ma attirarono alcuni tra i più grandi compositori dell’epoca: Stravinskij, Ravel, De Falla, Casella. In seguito, a causa della sua mancata adesione al fascismo viene gradualmente emarginato dalla scena culturale. Nel frattempo prova ad imporsi in campo cinematografico, ma l’avvento del sonoro rende vani i suoi tentativi. Il suo ultimo concerto risale al 1929, sempre a Parigi.
Nel 1941, Russolo abbandona definitivamente l’attività musicale e negli ultimi anni di vita ritorna al suo vecchio amore : la pittura. Come non bastasse, gli intonarumori andarono tutti distrutti nei bombardamenti della seconda guerra mondiale.
Ma in ogni caso, quei bizzarri scatoloni di legno muniti di altoparlante furono i precursori della musica elettronica e della sintetizzazione del suono. Il tempo gli darà ragione dimostrando inequivocabilmente che anche col rumore si può fare musica! E Luigi Russolo era conscio di questo :
“Certe forme che suscitarono prima stupore e indignazione non tardarono poi a essere udite con indifferenza, come logiche e naturali. Chi si stupisce più del famoso accordo dissonante della Nona Sinfonia di Beethoven? Chi giudica ancora insopportabile l’intensità dei fortissimi di Berlioz? Chi pensa e dice ancora che la musica di Wagner rovina l’orecchio? E le più recenti dissonanze di Debussy e di Strauss, non sono ormai accettate esse pure dalla maggioranza, e non sono, esse pure, divenute logiche e normali per il nostro orecchio? La ragione di questi casi di rapido adattamento va ricercata nel fatto che la nostra sensibilità acustica è continuamente colpita da accordi ben altrimenti dissonanti e da timbri ben più complicati, che sono nei rumori della vita e della natura. E nella musica, forse più che in ogni altra arte, è decisiva l’importanza che hanno per il senso (considerato nella sua essenza fisiologica) la capacità e l’abitudine di sopportare certe date sensazioni. … Il rumore deve divenire un elemento primo da plasmare per l’opera d’arte. Deve perdere, cioè il suo carattere di accidentalità, per divenire un elemento sufficientemente astratto perché possa arrivare alla trasfigurazione necessaria di ogni elemento primo naturale in elemento astratto d’arte.”
Morale della favola : non giudicare male qualcosa solo perché non la capisci, semmai sforzati di capire … in musica più che mai.
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