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I heard it through the grapevine - Marvin Gaye

July 30th, 2011

marvin_gayeI HEARD IT THROUGH THE GRAPEVINE

MARVIN GAYE

1968

*per ascoltare clicca sul titolo del brano

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Dove sta il confine tra libera espressione artistica ed esigenze economiche di una casa di produzione? E’ una domanda stimolante ed insolubile che nel corso della storia ha riservato non poche sorprese tra celebri sabotaggi e annose diatribe legali.

Di certo la vicenda artistica di Marvin Gaye, uno dei più grandi soulman di sempre, è emblematica di questo ineludibile confronto-scontro tra ‘disinteresse artistico’ e ‘interesse economico’.

La musica di Marvin Gaye è indissolubilmente legata all’etichetta Motown di Berry Gordy, una macchina economica capace di sfornare hit da classifica per oltre un decennio. In questo caso la collaborazione tra le parti in causa non si ruppe ma andò avanti tra mille difficoltà per quasi tutta la sua carriera.

Lo spirito indipendente ed il desiderio di libera espressione del nostro stridevano nettamente con la rigida struttura aziendale messa in piedi da Gordy. Parecchie volte vi furono scintille e, per nostra fortuna, Gaye riuscì nei primi anni ‘70 a conquistarsi l’indipendenza artistica necessaria per incidere capolavori come “What’s going on” e “Let’s get it on” che sono autentiche pietre miliari del ‘900 americano.

E così dal pop romantico e melenso degli anni ‘60 in tipico stile Motown, Marvin Gaye vira verso una musica ben più matura e profonda tanto nei suoni che nelle tematiche, senza per questo perdere una briciola del suo proverbiale appeal vocale.

I Heard It Through The Grapevine” è la classica canzone a metà strada tra queste due fasi della sua carriera e per intensità e suggestione si eleva e si discosta nettamente dalle altre produzioni Motown dell’epoca. Scritta da Norman Whitfield e Barrett Strong nel 1966, ebbe una gestazione travagliata passando di mano in mano tra i vari artisti della scuderia, finché Marvin Gaye non la fece definitivamente sua. Venne pubblicata nel 1968 e, manco a dirlo, il successo fu clamoroso. E pensare che Berry Gordy non la riteneva adatta ad essere pubblicata.

Fu anche grazie a canzoni come questa che Marvin accumulò il credito necessario per svincolarsi dalle pressioni della casa discografica ed ottenere piena libertà d’azione.

Questa versione è tratta dal concerto di Montreaux del 1980, ovvero una delle sue performance migliori. Un concerto pulsante, carico di adrenalina, in cui risaltano le percussioni e con uno stile funkeggiante in bella evidenza. E’ reperibile su dvd e doppio cd targati Eagle Records.

In questo pezzo reso lussureggiante dalla nutritissima quantità di strumentisti e coristi, Gaye gioca e improvvisa sul formidabile groove di base riuscendo ad affrontare gli sbalzi dall’acuto al falsetto con la sicurezza e la classe che lo hanno sempre contraddistinto. Solo lui sa rendere il senso di inquietudine e confusione che traspare dal testo.

Per concludere mi concedo un’ultima nota di colore : la giacca rossa che Marvin indossa nel video è davvero favolosa! La voglio anch’io!

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Il canzoniere | Posted by Francesco Potestà

La sensualità del mondo sonoro

April 7th, 2010

sensualita

Ti è mai capitato di fare caso al contatto che si stabilisce tra un musicista e il proprio strumento?

A volte è possibile percepire in maniera distinta un’atmosfera carica di erotismo, di una sensualità più o meno esplicita, ma comunque presente.

Visivamente parlando, forse l’immagine che rende meglio l’idea è quella del suonatore di violoncello, uno strumento che per forme e proporzioni è facile associare ad un corpo femminile.

Poi, il se e il come questa sensualità venga trasmessa attraverso il suono è tutto un altro discorso. Di certo, l’universo musicale pullula di gemme ad alta gradazione erotica.

Per esempio, come non lasciarsi sedurre dal jazz? Prendiamo il Charles Mingus di “The black saint and the sinner lady“, ovvero uno dei dischi più grandiosi che siano mai stati concepiti.

Un’orchestra di 11 elementi si cimenta in un’incredibile composizione costruita in 4 atti. E’ un capolavoro del paradosso, perché qui l’arte della degenerazione si trasforma in redenzione attraverso la musica. E’ un viaggio intenso come non mai con passaggi alla Stravinskij, con armonie ambigue che vagano tra blues e flamenco e con ritmi lascivi ed indolenti in preda ad estenuanti accelerazioni.

Dai titoli ci viene detto che si tratta di un balletto in 6 movimenti. Certo che se di balletto si tratta, mai balletto fu così folle, erotico e geniale allo stesso tempo. La psiche straniata e straniante del pazzo ‘Charlie’ raggiunge una delle sue massime espressioni e non a caso le note di copertina sono scritte dal suo psichiatra Edmund Pollock. Questa è solo la prima traccia di un disco da assaporare per intero e con consapevole lentezza.

Tutto un altro discorso per Marvin Gaye. La musica e la vocalità del grande soulman, hanno sempre dato vita ad una sensualità dolce e disincantata, con picchi di insuperato misticismo (è il caso di “Let’s get it on“). Una sensualità che è presente sin dagli esordi per arrivare fino al suo ultimo disco (”Midnight love“, 1982) dove il tentativo di mediare tra soul ed elettronica ottiene buoni esiti come nella celebre “Sexual healing“.

Il brano è fatto di voci soffuse e si regge sulle pulsazioni ben marcate del basso. Notevole la presenza dei sintetizzatori che vengono usati con parsimonia, senza mai calcare la mano. Un pezzo da godere (è il caso di dire) in versione estesa, con le parti vocali da seguire secondo dopo secondo. Il suo canto qui è leggermente più distaccato del solito ma in ogni caso vola sempre una spanna sopra alla media.

E che dire dei sospiri di Mina in “L’importante è finire“? La versione originale della canzone fa parte dell’album “La Mina” del 1975. Nell’elefantiaca produzione discografica della cantante - all’epoca era sua usanza uscire con 2 vinili distinti tra loro, ma venduti in un’unica confezione - questo è uno degli album più consigliabili.

Qui balza subito all’orecchio la memorabile melodia del synth che ci introduce nel pezzo e intanto ci seduce. Nel frattempo, sia il piano che scandisce i tempi con incedere da bossanova, sia i contrappunti di chitarra che si sovrappongono alle parti di basso, ci mettono molto del loro per creare l’atmosfera giusta.

E naturalmente lei, la ‘tigre di Cremona’, che qui fa scalpore con le sue languide divagazioni erotiche, lasciandoci in dote uno dei più luminosi saggi di interpretazione del testo specie nel modo subdolo, quasi luciferino con cui canta “e poi e poi e poi“.

Ma sono davvero tante e di gran valore le musiche di superba ed indimenticabile sensualità, ognuna con le sue sfaccettature. Pezzi come “Whole lotta love” dei Led Zeppelin, “Foxy lady” di Jimi Hendrix, “Tongue” dei R.E.M., ma anche “Profumo” di Gianna Nannini o “No dottore” di Lucio Battisti. Altri esempi preziosi di un erotismo che, a prescindere dal testo, si esprime essenzialmente attraverso il suono.

Perché come la musica, anche la sensualità è senza parole.

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Ascolto attivo | Posted by Francesco Potestà