Posts Tagged ‘musicologia’

Tra musica e meditazione, alle radici dell’ascolto.

May 14th, 2009

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Per me, ascoltare musica è un atto magico.

Ma non è l’unico. Al suo fianco, c’è la meditazione.

La musicologia è una pratica che coltivo da parecchi anni (e visitando il blog ti risulterà chiaro) mentre la meditazione è una scoperta più recente.

Sulla base della mia esperienza, ti posso dire che entrambe queste pratiche sono una continua fonte di benefici. E a ben guardare, ho trovato moltissime affinità tra musicologia e meditazione.

Prima di tutto hanno in comune uno scopo semplice e preciso: sviluppare la capacità di ascolto. Ma c’è dell’altro.

Entrambe aiutano a fare emergere progressivamente la nostra parte inconscia. Entrambe stimolano lo sviluppo di sensibilità che è una condizione fondamentale per l’ascolto. Ed entrambe stimolano il potenziale interiore della creatività.

Ma soprattutto richiedono di abbandonarsi e di lasciare che tutto scorra. Abbandonare se stessi, i bisogni, le ansie e tutti i pensieri che affollano la mente.

Proprio così! Ti sto dicendo che come per la meditazione, anche una musica che venga afferrata dal pensiero cesserebbe subito di essere tale.

Solo di fronte a te stesso, esse richiedono la tua completa dedizione nella ricerca del silenzio.

Ma tieni sempre presente che ciò che davvero conta non è riuscire, ma provare.

E quando finalmente l’io non si identifica più con la mente, arriva l’attimo in cui tutto si annulla e tu semplicemente senti. E godi.

C’è forse un confine, una linea di separazione tra meditazione e musicologia?

Chissà! Ma quante volte mi è capitato di cercare una e invece trovare l’altra. E quante volte ancora mi è capitato che fossero la stessa cosa.

Se sei interessato e vuoi approfondire l’argomento meditazione, visita TeStesso.com . Lì potrai trovare molte risorse utili: i vari tipi di meditazione, i maestri spirituali, libri e tanti consigli pratici.

In ogni caso, che si tratti di una o dell’altra, buon ascolto!

 

“Sii scientifico con gli oggetti, musicista con le persone e meditativo con te stesso.

Quando queste tre qualità si incontrano nasce una grande gioia.”

(tratto da “La via del cuore” - Osho)

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Educazione & Cultura | Posted by Francesco Potestà

La mappa non è il territorio…musicale!

April 3rd, 2009

Ricorda: “La mappa non è il territorio.”

Ecco in sintesi, uno dei principi base della musicologia.

A rendere famosa questa frase fu il filosofo, ingegnere e matematico polacco Alfred Korzybski (1879-1950), fondatore della ‘Semantica Generale’.Le sue ricerche erano orientate allo studio e allo sviluppo della coscienza dell’astrarre presenti in ogni essere umano.

In sostanza, le percezioni che abbiamo della realtà circostante sono limitate  1) dalla struttura del nostro sistema nervoso e  2) dalla struttura del nostro linguaggio. Quindi, possiamo sperimentare il mondo solo attraverso le nostre impressioni sensoriali e il nostro linguaggio.

“La mappa non è il territorio” è diventata la frase che meglio rappresenta i suoi studi ed oggi è uno dei principi fondamentali in metodologie molto diffuse come la PNL.

Naturalmente la mappa è un elemento essenziale per l’uomo, perchè gli serve per orientarsi e per comunicare con gli altri. Ma in ogni caso, le impressioni (non verbali) e i linguaggi (verbali) produrranno sempre una mappa che sarà più o meno equivocabile, distorta e ridotta rispetto all’oggetto o evento considerato.

Questo concetto ha validità universale. Ora vediamo nello specifico le possibili applicazioni in campo musicale.

LE  IMPRESSIONI

Le impressioni sono determinate dalla sensibilità (= abilità dei sensi). Ma in realtà la nostra sensibilità è molto inferiore alle possibilità che le sono proprie, arrivando a volte fino al punto di annullarsi. Questo avviene quando l’ascolto reattivo prende il posto dell’ascolto attivo e cioè nella stragrande maggioranza dei casi.

Nell’ascolto reattivo, l’evento sonoro causa delle associazioni di pensiero automatiche nell’ascoltatore. Per questo motivo le sue impressioni sonore saranno pre-stabilite e limitate dai suoi processi mentali interni. L’ascolto reattivo è caratterizzato dal percorso mentale  Associazione > Classificazione > Condizionamento.

Nell’ascolto attivo invece è l’ascoltatore che compie un atto di partecipazione all’evento sonoro. Pertanto le sue impressioni sonore saranno alimentate dall’attività dei sensi ed in uno stato di continua rielaborazione. L’ascolto attivo è caratterizzato dal percorso mentale  Partecipazione > Elaborazione > Apprendimento.

Ad ogni modo, che si tratti del primo ascolto o del millesimo, che la musica ci piaccia o che non ci piaccia, non possiamo sottrarci alle impressioni. Abbiamo però la possibilità di muoverci tra questi due poli: uno fertile e l’altro sterile. Come dire: “Vivere la musica o sopravvivere alla musica”. La differenza che passa tra le due condizioni è abissale ma invisibile perché si manifesta e si consuma nell’attimo che scorre.

IL  LINGUAGGIO

Come detto, la struttura del linguaggio verbale limita le nostre percezioni. Quando il linguaggio esterno diventa linguaggio interno, influenza e spesso sostituisce completamente le nostre percezioni.

Questo avviene perché il pensiero razionale ha la naturale tendenza a predisporsi e conformarsi al linguaggio parlato. Essendo sottoposta agli schemi mentali della parola, la realtà che riusciamo a percepire viene ulteriormente limitata e distorta.

Tale limitazione assume caratteri ancora più evidenti e paradossali in musica. Così, ad esempio, parlare di generi musicali può essere utile (a volte) per comunicare con gli altri mentre il pensare per generi musicali è semplicemente una forma di prigionia mentale. E il passaggio dalla parola al pensiero è davvero breve … inconsapevolmente breve.

Ma proprio sotto questo aspetto, la musica rappresenta un’attività formidabile. Infatti, il significato musicale trascende il significato semantico. Per sua stessa natura, la musica richiede e allo stesso tempo stimola nell’ascoltatore la capacità di discernere tra parola e percezione.

IL  MESSAGGIO

In conclusione, “La mappa non è il territorio” è sintesi e simbolo di un messaggio più che mai attuale e più che mai pieno di significati.

Questo messaggio ci ricorda che la musica è la rappresentazione sonora di un insieme sterminato di elementi che si compenetrano e sono in continuo movimento. Ogni singolo brano ne contiene una quantità incredibile: elementi di carattere psicologico, fisico, emotivo, culturale, storico, sociale, estetico, linguistico e via via … ad libitum!

E ci ricorda che l’essenza della musica la possiamo trovare solo in noi stessi. Nel nostro intimo piacere di ascoltare.

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Educazione & Cultura | Posted by Francesco Potestà

La colonna sonora della globalizzazione

December 29th, 2008

Globalizzazione. Una parola che può far sognare, che può incutere timore o entrambe le cose. Di sicuro una parola che non può lasciare indifferenti.

Per chi come me studia musicologia, qualcosa di molto familiare.  Già!  Perchè la storia della musica ha anticipato di almeno mezzo secolo un tema che si sta facendo strada nelle nostre coscienze da qualche anno.

Basterebbe pensare al disco: nella storia dell’umanità il primo prodotto unitario, mediatico e globale per eccellenza. Ma è la musica stessa che, per sua natura, esprime tutta una serie di caratteri che ne fanno una vera e propria sintesi linguistica della società. Diventa perciò uno strumento formidabile per studiare la globalizzazione.

Oggi, ci troviamo in un periodo storico molto particolare. Partendo da una prospettiva musicale e restando nell’ambito sonoro, ecco una breve sintesi dei possibili effetti della globalizzazione.

1. Globalizzazione passiva

Tutto è alla nostra portata, ma è troppo, è frammentario e soprattutto ci raggiunge in modo casuale. La sempre maggior divisione in generi, sottogeneri e microgeneri musicali non è d’aiuto in questo senso ed anzi tende a diventare un limite mentale. Questo tipo di globalizzazione scaturisce da una visione dualistica ed è un processo automatico nell’uomo anche se non ce ne accorgiamo. Così come nella vita c’è la tendenza a pensare giusto/sbagliato, destra/sinistra, bianco/nero, in musica avremo ad esempio commerciale/alternativa, classica/leggera, pop/rock e così via.

La globalizzazione è vissuta come una minaccia alla propria individualità. In questo caso ci stiamo muovendo verso una confusione dell’ascolto musicale.

2. Globalizzazione attiva

Ogni esperienza sonora è potenzialmente in grado di accendere la nostra curiosità su ciò che stiamo ascoltando. Partendo da un semplice e primario bisogno di conoscenza, nascono tutta una serie di domande che vanno in direzione della ricerca e dell’apprendimento. Tendiamo quindi ad ampliare la nostra cultura musicale. Questo tipo di globalizzazione deriva da una visione relativa ed è frutto di uno sforzo volontario dell’uomo. Attraverso l’unione di disponibilità e sensibilità, l’evento sonoro può essere vissuto ad altri livelli di conoscenza e piacere.

La globalizzazione è vissuta come un’espansione della propria individualità. In questo caso ci stiamo muovendo verso una consapevolezza dell’ascolto musicale.

3. Noi e la globalizzazione

La suddivisione riportata qui sopra serve solo come breve promemoria dei possibili effetti della globalizzazione, ma come principio può essere esteso a qualunque attività umana. Gli studi fatti e l’eperienza diretta mi hanno insegnato che queste due forze contrapposte hanno un’influenza enorme non solo su ciò che ascoltiamo, ma anche su come, dove, quando e perchè ascoltiamo musica. Naturalmente non siamo sempre soggetti alla stessa forza ma mentre la prima è automatica, la seconda richiede uno sforzo da parte nostra. Quindi sta a noi metterci sotto l’una o l’altra.

E farlo da ora!

Proprio in questo momento ti trovi su Internet che è attualmente la massima rappresentazione della globalizzazione. Chi ha orecchie per intendere…

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Educazione & Cultura | Posted by Francesco Potestà

Introduzione ai piaceri della musicologia

November 26th, 2008

 puntointerrogativo

 

Ti sei mai chiesto : “Che cosa è la musica?”.

 

La domanda è semplice, ma non è nè facile nè banale. Per chi come me si occupa di musicologia, porsi questa domanda (e rimanere con questa domanda) è essenziale. Viene prima di ogni altro discorso e per questo motivo l’ho scelta come argomento del mio primo articolo.

Facendo una breve ricerca scopriamo che tutti i dizionari concordano soltanto su un fatto : non esiste una definizione univoca. Però si può dire che generalmente esiste un significato comune a tutti noi. Questo significato è l’organizzazione umana dei suoni. E questi suoni vengono disposti in un determinato tempo (sequenza, durata, ritmo…) e spazio (altezza, intensità, timbro …). Sin dall’antichità infatti la musica ha simboleggiato la consapevolezza umana di spazio e di tempo.

Ma come è nata la parola “musica”?

L’etimologia del termine proviene da Muse , figure della mitologia greca e romana che rappresentavano le arti intese in senso generale. Tutte le attività sotto il controllo delle Muse venivano indicate con l’aggettivo sostantivo mousiké, diventato poi musica in latino.

Alcuni vocaboli della stessa radice ci aiutano a comprendere meglio il senso che veniva dato a questa parola. Ad esempio mousikós (colui che è armonico, ben educato nelle arti e nelle scienze) oppure mousoûn (educare, istruire armoniosamente). Possiamo notare come il rapporto musica/armonia sia indissolubile. Ma non solo; c’è un altro aspetto d’importanza fondamentale.

L’armonia non è riferita alla musica ma all’uomo ossia colui che la compone, la suona o l’ascolta.

Con il passare dei secoli questa disciplina si è confrontata ed ha interagito con un numero sempre maggiore di altre discipline : matematica, geometria, astronomia, fisica, fisiologia, sociologia, psicologia e molte altre ancora. Ma a partire da Pitagora, proseguendo con Keplero e Galileo e arrivando fino ai nostri giorni, da sempre l’oggetto degli studi della scienza musicale è l’origine dell’armonia.

In effetti l’armonia è una condizione indispensabile per riuscire a stabilire un contatto profondo con la musica. E nello stesso tempo, invertendo il percorso, la musica ci può permettere di sentirci in armonia con tutto ciò che ci circonda. L’anello di congiunzione è l’ascolto, ovvero ciò che sentiamo e ciò che siamo in quel momento.

E quando siamo davvero in grado di sentire tutta la sua bellezza, la sua energia e i suoi valori, a quel punto proviamo piacere. E ad un livello superiore possiamo giungere all’ estasi. Beh! Bisogna ammettere che i nostri antenati greci la sapevano lunga.

Ora, questo semplice concetto diventa fondamentale per chiunque si dedica ad uno studio di carattere musicale che sia utile ed abbia un significato. E perciò, diventa possibile dare una definizione sintetica ed esauriente della musicologia.

La musicologia è quella disciplina che si occupa di ricercare, sviluppare e diffondere un rapporto armonico tra uomo e musica.

Se riusciamo a tener presente e fare nostra questa definizione, comprenderemo che la musicologia opera in un’area molto più vasta, utile e concreta di quanto ci si può immaginare.

E quest’area è libera ed accessibile per chiunque lo desidera.

Anche per te!

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Educazione & Cultura | Posted by Francesco Potestà