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Noise!!! Quando il rumore diventa musica.

June 11th, 2010

piano-preparato

Tuoni, fruscii, ronzii … che rimbombano acuti, striduli,sordi o fragorosi. Rumori su rumori su rumori … che volenti o meno, sono i nostri compagni di vita quotidiana.

Tante volte basta un semplice ed innocuo rumore per far partire una musica. Sì, perché a volte ci dimentichiamo che dal rumore può scaturire musica sublime.

L’idea di inserire il rumore in ambito musicale è iniziata nei primi anni del ‘900 anche grazie al contributo di pionieri laboriosi e ’sfortunati’ come Luigi Russolo. Gente che si è adoperata per dare dignità e valore a suoni generalmente bistrattati e ritenuti sgradevoli.

In inglese si dice noise. Quando si parla di noise music, si fa riferimento a una musica che si propone di fare del rumore un mezzo espressivo al pari di tutti gli altri suoni tonali. Scientificamente parlando possiamo dire che il rumore è un concetto della nostra mente con cui indichiamo un evento fisico-sonoro. Ma le nostre idee al riguardo sono poco chiare. Solo 2 fatti sono certi.

Il primo è che sul rumore abbiamo tanti preconcetti perché viene spontaneo associarlo a qualcosa di fastidioso o comunque di indesiderabile. Queste valutazioni preventive, che sono incise nella nostra memoria, limitano le nostre capacità d’ascolto.

Il secondo è che non esiste confine tra musica e rumore dato che fanno parte entrambi del mondo sonoro. Il più delle volte non facciamo caso a come i rumori possano risultare gradevoli e a quanto frequentemente essi siano parte integrante della musica.

Riflettendoci su, si può dire che nel rumore c’è una presa di coscienza immediata della materia che lo produce. Nel suono musicale invece tutto questo non conta o conta poco, perché la presa di coscienza appartiene a una dimensione spirituale che va oltre. E non vi è niente di più facile di un passaggio da una dimensione del rumore a una dimensione musicale.

Senti alcuni esempi di come rumore e musica possano benissimo coesistere in uno stesso suono.

Il primo è una sonata di John Cage tratta dalle sue sonate e interludi per piano preparato. Nei pezzi per piano preparato (vedi foto) si inseriscono tra le corde del pianoforte svariati oggetti (bulloni, pezzi di gomma, pezzi di plastica e noci). Con queste opere, Cage inizia i suoi studi sulla casualità. In pratica il musicista può decidere come preparare lo strumento ma non può avere pieno controllo sul risultato sonoro della sua opera.

Qui puoi ascoltare due melodie speculari. Le note alte della melodia eseguita con la mano sinistra sono pulite mentre quelle eseguite con la mano destra sono piene di rumori inaspettati e di dissonanze sorprendenti che offrono un’inedita base ritmica e danno un sapore tutto particolare alla composizione.

Di tutt’altro tipo di musica si occupano i Sonic Youth, sperimentatori assidui sul versante rumoristico. E’ stato il gruppo che meglio di chiunque altro ha promosso la ricerca e lo sviluppo del noise rock. Nella sua carriera, quel genio di Thurston Moore è stato capace di estrarre dalla chitarra rumori d’ogni tipo trovando tantissime soluzioni per dare valore aggiunto alla musica.

In questo breve pezzo intitolato “Drunken butterfly” (FAI ATTENZIONE AL VOLUME!!!) i rumori risaltano dappertutto. Dalla devastante introduzione di ogni strofa con la chitarra elettrica che conduce un assalto parossistico e atonale (proprio appunto di una ‘farfalla ubriaca’) fino al glissato che da colore e profondità alla parte intermedia.

Naturalmente anche nella musica dal vivo il rumore ha una valenza importantissima. In questo concerto del 1996, Ben Harper ricalca le orme di Jimi Hendrix attraverso l’utilizzo ispirato e innovativo della lap steel guitar, strumento che viene suonato tenendolo appoggiato sulle ginocchia. Il pezzo, “Ground on down“, è uno dei più belli della sua carriera e contribuisce a gettare ulteriore benzina sul fuoco.

Qui abbiamo un classico esempio di conclusione concertistica con il feedback di chitarra, ovvero il circolo perpetuo del suono attraverso gli amplificatori. Il feedback di chitarra è il rumore/suono per eccellenza dell’universo rock. Per il suo particolare potere onirico, è da considerare come parte integrante di una composizione musicale. Il finale è da pelle d’oca … lo strumento è lasciato sul palco come protagonista solitario e il suo suono ci conduce alla catarsi.

Come li vogliamo chiamare tutti questi suoni? Rumori? Certo, ma si tratta di rumori di sublime musicalità. Perché ciò che fa la differenza, come sempre, è l’attitudine e la disponibilità di colui che ascolta.

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Ascolto attivo | Posted by Francesco Potestà