Posts Tagged ‘REM’

A caccia di EP - Chronic town (2a puntata)

July 9th, 2009

ep_chronic-town

Extended Play (o EP) è il nome dato nel settore discografico ai dischi in vinile o ai cd la cui durata sia superiore a un singolo e inferiore a un album. E’ una specie di terra di mezzo. Un formato solitamente molto difficile da reperire sul mercato, ma che ci ha lasciato spesso tesori da salvaguardare. E’ giunto il momento di dargli la caccia! “

______

CHRONIC  TOWN

R.E.M.

1982

<puntata precedente>

 

Fai attenzione perchè la caccia comincia a farsi difficile ma questo è proprio un tesoro che dà tante soddisfazioni. Ecco qui una splendida testimonianza dell’underground americano dei primi anni ‘80.

Chronic town è il primo entusiasmante capitolo di un gruppo che ha lasciato un’impronta indelebile nella storia della musica americana. I R.E.M. dell’esordio ci regalano 5 canzoni che tengono fede al proprio nome. La loro musica rievoca davvero i nostri sogni.

All’epoca la band viveva e suonava in una chiesa abbandonata e questo lo si può intuire già dalla splendida e beffarda copertina dell’EP. Si tratta di una gargouille (gargolla in italiano) e cioè quella tipica figura iconografica dell’architettura gotica. La trovi scolpita in molte chiese medievali e il suo scopo è quello di far defluire l’acqua piovana.

E’ un lavoro genuino che mostra già tutto il valore della band georgiana. Le armonie disegnate dal basso deciso di Mike Mills si sposa a meraviglia con la batteria (punk) elementare ma geniale di Bill Berry. La voce nasale di Michael Stipe che sale e scende, ora inquieta, ora sommessa, ma mai sopra le righe. E gli arpeggi di chitarra semplici ma inconfondibili di Peter Buck, diretti discendenti della tradizione folk e country americana.

Però non lasciarti ingannare, perché qui siamo ben distanti dalla musica odierna del gruppo. Questo disco suona proprio come se provenisse dai nostri sogni.

La sonorità è sempre in bilico tra il cupo e lo spensierato. L’atmosfera di fondo è oscura e nebulosa mentre le melodie si mantengono sempre piuttosto leggere e solari.

Gli strepitosi stacchi ritmici guidati dalla batteria di Berry e le sequenze di accordi tipiche del movimento dark contribuiscono ad evocare vaghi ed improvvisi flussi di coscienza.

Una musica fatta di salti temporali che esaltano l’importanza del dettaglio. E testi misteriosi ed indecifrabili che somigliano tanto a dei flash-back provenienti da un mondo onirico.

Un disco dai toni quasi mistici, che solleva dei dubbi e comunica all’inconscio attraverso la metafora della prigionia. A modo loro, i R.E.M. ci ricordano di non abbassare la guardia.

“Diffida di te stesso, diffida di te stesso, non farti catturare” da Wolves, lower.

“… i sentimenti che sono entrati da quella porta, non sembravano così veri” da Gardening at night.

” i gentlemen non si fanno incastrare … gabbie sotto gabbia” da Carnival of sorts (Boxcars).

“esamina il cimitero, là c’è un morto … con palla e catene” da Stumble.

Insomma un EP da avere assolutamente!

Vinile a parte, al momento non esiste una versione su cd di “Chronic town” (mannaggia!), ma volendo i brani sono reperibili su “Dead letter office”, un album di inediti del 1987.

Ecco di seguito alcune versioni alternative che ho trovato in rete.

Wolvwes lower  (fast version)

Carnival of sorts (Boxcars)  (live version)

Gardening at night  (alternate version)

______

  • Share/Bookmark
Caccia ai tesori sepolti | Posted by Francesco Potestà

How the west was won and where it got us - R.e.m.

January 28th, 2009

 

HOW THE WEST WAS WON AND WHERE IT GOT US

R.E.M.

ANNO - 1996

*versione live cliccando sul titolo

 

Oggi ti voglio proporre un brano che trovo tanto bizzarro ed altrettanto stupendo.  Ascoltando canzoni come queste, ci si può rendere conto di quanto spesso sia inutile e fuorviante parlare di generi musicali.

Di certo si tratta di qualcosa di inusuale per i R.E.M. e forse proprio per questo è stato scelto come pezzo di apertura di New adventures in hi-fi (1996, il loro decimo album).

Già, perchè in How the west was won and where it got us convivono la ballata folk, le sonorità trip-hop, i ritmi a metà strada tra reggae e hip-hop e non solo. Il brano possiede anche le tipiche atmosfere alla Ennio Morricone e i R.E.M. saggiamente gli rendono omaggio citando il “fischio di Ennio” tra i crediti.

Tutto è nato durante le prove del ‘Monster Tour’ mentre Bill Berry stava improvvisando alla batteria. La particolarissima scansione ritmica è la caratteristica dominante e gli altri membri della band lavorano per valorizzarla ulteriormente. Il pianoforte di Mike Mills esegue 5 note di accompagnamento ed è parte integrante del ritmo. Lo stesso vale per Peter Buck che suona una chitarra minimale ed un basso profondo e ben amplificato. La voce di Michael Stipe è dimessa e si mantiene su tonalità gravi.

Poi nel chorus tutto si apre in un giro armonico che squarcia l’orizzonte e Stipe libera il canto fino alla fatidica domanda: “Come fu conquistato il west e dove ci ha portato tutto ciò?”. Mike Mills risponde a modo suo col piano al termine del secondo verso, con un inserimento jazzistico strepitoso.

Uno dei brani più strani ed affascinanti della band georgiana che riescono a unire con semplicità e naturalezza elementi apparentemente così distanti tra loro.

______

* per acquistare la versione originale MP3 del brano clicca qui sotto
How The West Was Won And Where It Got Us (Album Version)

  • Share/Bookmark
Il canzoniere | Posted by Francesco Potestà