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La sensualità del mondo sonoro

April 7th, 2010

sensualita

Ti è mai capitato di fare caso al contatto che si stabilisce tra un musicista e il proprio strumento?

A volte è possibile percepire in maniera distinta un’atmosfera carica di erotismo, di una sensualità più o meno esplicita, ma comunque presente.

Visivamente parlando, forse l’immagine che rende meglio l’idea è quella del suonatore di violoncello, uno strumento che per forme e proporzioni è facile associare ad un corpo femminile.

Poi, il se e il come questa sensualità venga trasmessa attraverso il suono è tutto un altro discorso. Di certo, l’universo musicale pullula di gemme ad alta gradazione erotica.

Per esempio, come non lasciarsi sedurre dal jazz? Prendiamo il Charles Mingus di “The black saint and the sinner lady“, ovvero uno dei dischi più grandiosi che siano mai stati concepiti.

Un’orchestra di 11 elementi si cimenta in un’incredibile composizione costruita in 4 atti. E’ un capolavoro del paradosso, perché qui l’arte della degenerazione si trasforma in redenzione attraverso la musica. E’ un viaggio intenso come non mai con passaggi alla Stravinskij, con armonie ambigue che vagano tra blues e flamenco e con ritmi lascivi ed indolenti in preda ad estenuanti accelerazioni.

Dai titoli ci viene detto che si tratta di un balletto in 6 movimenti. Certo che se di balletto si tratta, mai balletto fu così folle, erotico e geniale allo stesso tempo. La psiche straniata e straniante del pazzo ‘Charlie’ raggiunge una delle sue massime espressioni e non a caso le note di copertina sono scritte dal suo psichiatra Edmund Pollock. Questa è solo la prima traccia di un disco da assaporare per intero e con consapevole lentezza.

Tutto un altro discorso per Marvin Gaye. La musica e la vocalità del grande soulman, hanno sempre dato vita ad una sensualità dolce e disincantata, con picchi di insuperato misticismo (è il caso di “Let’s get it on“). Una sensualità che è presente sin dagli esordi per arrivare fino al suo ultimo disco (”Midnight love“, 1982) dove il tentativo di mediare tra soul ed elettronica ottiene buoni esiti come nella celebre “Sexual healing“.

Il brano è fatto di voci soffuse e si regge sulle pulsazioni ben marcate del basso. Notevole la presenza dei sintetizzatori che vengono usati con parsimonia, senza mai calcare la mano. Un pezzo da godere (è il caso di dire) in versione estesa, con le parti vocali da seguire secondo dopo secondo. Il suo canto qui è leggermente più distaccato del solito ma in ogni caso vola sempre una spanna sopra alla media.

E che dire dei sospiri di Mina in “L’importante è finire“? La versione originale della canzone fa parte dell’album “La Mina” del 1975. Nell’elefantiaca produzione discografica della cantante - all’epoca era sua usanza uscire con 2 vinili distinti tra loro, ma venduti in un’unica confezione - questo è uno degli album più consigliabili.

Qui balza subito all’orecchio la memorabile melodia del synth che ci introduce nel pezzo e intanto ci seduce. Nel frattempo, sia il piano che scandisce i tempi con incedere da bossanova, sia i contrappunti di chitarra che si sovrappongono alle parti di basso, ci mettono molto del loro per creare l’atmosfera giusta.

E naturalmente lei, la ‘tigre di Cremona’, che qui fa scalpore con le sue languide divagazioni erotiche, lasciandoci in dote uno dei più luminosi saggi di interpretazione del testo specie nel modo subdolo, quasi luciferino con cui canta “e poi e poi e poi“.

Ma sono davvero tante e di gran valore le musiche di superba ed indimenticabile sensualità, ognuna con le sue sfaccettature. Pezzi come “Whole lotta love” dei Led Zeppelin, “Foxy lady” di Jimi Hendrix, “Tongue” dei R.E.M., ma anche “Profumo” di Gianna Nannini o “No dottore” di Lucio Battisti. Altri esempi preziosi di un erotismo che, a prescindere dal testo, si esprime essenzialmente attraverso il suono.

Perché come la musica, anche la sensualità è senza parole.

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Ascolto attivo | Posted by Francesco Potestà