Posts Tagged ‘storia del reggae’

Una storia giamaicana: nascita ed evoluzione del reggae

July 14th, 2010

sound_system_giamaica

Fa un certo effetto pensare che una musica così importante come il reggae possa essere fiorita in uno stato così piccolo come la Giamaica.

La sua nascita e il suo sviluppo sono indissolubilmente legati alla storia di quest’isola caraibica che si estende per  11.000 km² e conta circa 2 milioni e mezzo di abitanti.

Jimmy Cliff, uno dei principali pionieri del reggae spiegò così la sua origine popolare : “La musica proviene dalla coscienza del popolo. Al tempo dell’indipendenza, quella musica era costruita su ritmi veloci perché tutti si sentivano in movimento: fu chiamata ska. Poi la gente si è stabilizzata, ha iniziato a chiedersi il significato dell’indipendenza: la musica è diventata più lenta, più rilassata e ha preso il nome di rocksteady. Infine il popolo ha capito che l’indipendenza non rappresentava tutto. Ha cominciato a cercare le proprie radici africane: è nato il reggae.”

Ripercorriamone brevemente il suo meraviglioso cammino … nel secondo dopoguerra, pur essendo ancora colonia inglese, la Giamaica possiede una cultura musicale propria ed indipendente rispetto alle altre isole centro-americane. La prima forma musicale riconoscibile trova ampia diffusione negli anni ‘50 : è il mento, parente stretto del calypso ma con sonorità più ruvide e legate alle radici africane.

Nei primi anni ‘60, soprattutto grazie alle potenti stazioni radio di New Orleans e Miami, la musica statunitense comincia a esercitare la sua influenza. E così dall’incrocio fecondo tra mento, rhythm & blues e jazz nasce un nuovo genere denominato ska. Fondamentale per la sua diffusione furono i sound system (vedi foto), impianti stereofonici ideati in Giamaica e destinati alla circolazione ambulante della musica. Con un incedere veloce e ballabile e col suo tipico ritmo in levare, lo ska domina la scena per tutta la prima metà del decennio e fa da colonna sonora all’indipendenza dal colonialismo inglese ottenuta nel 1962.

Il passaggio dallo ska al rocksteady è qualcosa che appartiene alla mitologia e al folclore. Pare che l’estate del 1966 fosse particolarmente calda e così a causa del troppo sudare durante il ballo, i dj col consenso del pubblico rallentarono la musica. Comunque sia andata, è in quell’anno che si afferma il rocksteady. Rispetto allo ska, il cambiamento è notevole perché oltre a rallentare notevolmente il ritmo, toglie predominanza ai fiati, esalta le armonie soul e presenta testi più maturi.

L’era del rocksteady si esaurisce nel breve volgere di due stagioni (66-67) ed è a questo punto che fa la sua comparsa il reggae vero e proprio. Ora il suono è più corposo, il ritmo si fa più spezzato, il basso fornisce la linea guida e diviene lo strumento dominante mentre la chitarra accompagna e accentua notevolmente i movimenti in levare (il 2° e 4° movimento di un 4/4).

Sull’origine etimologica della parola reggae esistono le più disparate versioni. Gran parte del merito va ai Toots & the Maytals che nel 1968 incisero un brano chiamato “Do the Reggay“, dove ‘reggay’ indicava una danza giamaicana che nulla aveva a che fare con la musica in questione. Secondo alcuni il termine deriva da ‘ragga’ che significa grezzo, per altri deriva  da ‘ragtime’ il genere diffuso in America all’inizio del secolo e per altri ancora deriva da ‘regular’ che in Giamaica sta a indicare la gente comune. Mentre secondo l’interpretazione di Bob Marley la parola ha origine spagnola e significa ‘la musica del re’ in riferimento a Jah Ras Tafari.

In ogni caso, alla fine degli anni ‘60 il reggae è pronto a conquistare il mondo. Una nutrita schiera di gruppi (Maytals, Wailers, Pioneers, Melodians, Ethiopians) ne diffonde il verbo su scala nazionale con il contributo determinante di produttori decisi a puntare sul nuovo sound come Leslie Kong e Lee “Scratch” Perry. Nel frattempo il vento caldo del reggae comincia a soffiare forte anche all’estero, specie in Inghilterra coi singoli di Desmond Dekker (”Israelites“, 1969) e Jimmy Cliff (”Wonderful world beautiful people“, 1970).

Nei primi anni ‘70 il nuovo sound trova ampia diffusione grazie soprattutto a due dischi. Il primo esce nell’estate del ‘72 ed è la colonna sonora del film “The harder they come” con Jimmy Cliff nella doppia veste di attore e musicista principale e con la preziosa partecipazione di Toots & the Maytals. Il secondo esce nel 1973 quando con “Catch a fire“, Bob Marley & the Wailers fanno il loro esordio internazionale prodotti dalla Island di Chris Blackwell. Con il suo talento, il suo carisma e le sue idee legate alla religione rastafari, Bob Marley si rivelerà ben presto l’artista più significativo e prolifico del reggae contribuendo a conferirgli un suono più rilassato ed ipnotico oltre a tematiche sociali che esplorano anche la politica e il misticismo.

Gli anni ‘70 sono il momento di massimo splendore per questa musica che in breve tempo fa sentire la sua influenza anche in altri generi (rock, pop, punk, soul, jazz). Eserciterà un forte ascendente in particolare sul punk e più in generale su tutta la musica inglese. Il caso più emblematico è rappresentato dai Police che verso la fine degli anni ‘70 ottengono un successo spaventoso attraverso un’originale commistione tra reggae, pop e rock.

La morte di Bob Marley avvenuta nel 1981 segna di fatto la conclusione dell’epoca del reggae classico. Ma nel corso del decennio la sua evoluzione proseguirà attraverso il dub, una nuova forma stilistica con cui musicisti e tecnici del suono sperimentano con i loro mixer versioni strumentali e alternative di brani reggae. Va detto che il dub esisteva già prima degli anni ‘80, ma con l’adozione del reggae estende di molto la sua popolarità.

Nella seconda metà degli anni ‘80 nascono altri due sottogeneri del reggae. Uno è il raggamuffin, miscela esplosiva tra reggae ed hip hop che contagia moltissimi dj americani. L’altra è il reggaeton, variante del reggae che ai suoni dell’hip hop aggiunge i ritmi latino americani (salsa, bomba, plena) e si diffonde soprattutto tra Porto Rico e Panama.

Questo è solo il breve riassunto di una musica che col suo fascino e la sua influenza è partita dalla Giamaica e si è diffusa in ogni angolo del pianeta. Una storia che certamente merita di essere approfondita.

______

  • Share/Bookmark
Cultura musicale | Posted by Francesco Potestà