
LIVELY ONES
1963
*per ascoltare clicca sul titolo del brano
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Tempo d’estate … immagina spiagge sterminate, onde altissime e tavole da surf. E in sottofondo una dolce musica. Lo senti quell’avvolgente tremolo di chitarra che viene accompagnato da cori lievi e solari?
Sono segnali semplici, inconfondibili, che chiunque riconoscerebbe al volo : si tratta di surf rock!
Un genere che tra il 1960 e il 1964 ha dominato la scena americana e che in seguito all’invasione britannica è finito per gran parte nel dimenticatoio. Ma sono tante le cose appartenenti a quel periodo che meritano di essere riportate alla luce. Che meritano di esser fatte risuonare per il godimento delle nostre orecchie.
Il surf vocale incarnato dai grandissimi Beach Boys è solo la punta di un iceberg che va molto in profondità. Nei primi anni ‘60 negli States vi furono tantissimi artisti che resero grande il surf rock: dal precursore per eccellenza Dick Dale e i suoi Del-Tones a gruppi come Ventures, Trashmen, Jan & Dean e Chantays.
Tra questi si segnalano i Lively Ones una band del sud California fondata nel 1962. Il gruppo aveva tutte le caratteristiche tipiche della surf band e proprio come la stragrande maggioranza dei chitarristi del periodo, anche Jim Masoner suonava una Fender Jaguar.
Rappresentanti del surf strumentale, i Lively Ones si distinguevano più come esecutori che come autori. Accanto a qualche originale (ad esempio la splendida “Tranquilizer“), si specializzarono nell’eseguire per lo più cover di canzoni anni ‘50 e ‘60. Un sound che al primo rock’n'roll aggiunge il blues, il jazz ed esotici assaggi di musiche latine e mediorientali.
Ciò che più conta è il fatto che le versioni dei Lively Ones sono sempre ben calibrate e mai ripetitive o gratuite. In definitiva, sembrano avere una marcia in più rispetto a quelle di tanti gruppi a loro contemporanei.
Il loro più grande successo, “Surf Rider” (scritto da Nokie Edwards dei Ventures), è conosciuto soprattutto perché venne usato nella sequenza finale di “Pulp Fiction” di Quentin Tarantino. Questo pezzo in tempo medio riassume le potenzialità del loro sound. Vi è l’immancabile chitarra che, seguendo la lezione di Dick Dale, fa ampio uso del riverbero. Ci sono i coinvolgenti ritmi latino-americani scanditi da basso e batteria. E c’è il sassofono che è uno dei caratteri distintivi della band, il loro principale valore aggiunto.
Il loro surf strumentale mi dà sempre la gradevole sensazione di avere a che fare con qualcosa di familiare. Qualcosa che sembra già noto ma che al tempo stesso stupisce perché svela ad ogni ascolto nuovi passaggi e nuove sfumature che incantano per la loro naturalezza.
Prodotti da Bob Keane, i Lively Ones registrarono sotto la storica etichetta Del-Fi per un totale di soli 6 album. In quel breve lasso di tempo seppero sfornare perle preziose come “Surf rider” e “Surf city“, raccolte di singoli che straconsiglio agli amanti del genere. Dopodichè si dedicarono a suonare dal vivo, attività che proseguono tutt’oggi.
Lunga vita a questi maestri del surf!
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